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domenica 21 agosto 2016

Viaggio in Portogallo: Algarve [ 7 ]

Non è estate se non si va al mare. 
A fare il bagno, naturalmente.
Senza muta, possibilmente. 
Dunque si va in Algarve, dove la temperatura dell’acqua dell’oceano non è ghiacciata. 
Ci si muove da Lisbona attraversando il lungo ponte sospeso sul Tago  che collega la capitale portoghese  con l’altra sponda, con Almada.  
E’ il ponte  25 de Abril, ribattezzato così dopo la rivoluzione dei garofani: prima aveva il nome di chi ne aveva voluto la costruzione nel 1966. 
Ponte Salazar. 
Ah, i dittatori e le opere faraoniche!
[perché penso al  ponte sullo stretto di Messina da tanti agognato?]
Dall’altro capo del ponte la statua del  Cristo-Rei - una brutta imitazione del Cristo brasiliano -  e gli impianti industriali  accolgono a braccia aperte. 

Si attraversa poi la regione dell'Alentejo  che accoglie a campi aperti.
Chilometri e chilometri di autostrada senza vedere un paese, una fattoria, una casa. 
[Chissà quanto tempo impiegano i dipendenti delle stazioni di servizio ad arrivare sul posto di lavoro. 
L’Alentejo è una regione da scoprire…]

Armaçao de Pera
Più che a Peniche, più che a Nazarè beach, mi impressiona il marasma edilizio. 
La speculazione edilizia ha assembrato sulle straordinarie coste dell’Algarve dei palazzoni orripilanti, modello 167 Secondigliano se “popolari”,  modello Miami beach se di lusso.
Aveva ragione già trent’ anni fa Saramago, a cercare il vero Portogallo nei paesielli sperduti dell'interno.

Il viaggiatore torna verso la costa. Adesso è in viaggio per Silves, e, siccome ha tempo, ricapitola luoghi, immagini, volti, parole. Ricorda Albufeira, Balaia e Quarteira, manifesti per le strade, insegne e targhe, banconi di ricezione, menu e avvisi, e fra tante lingue, o nell’uso costante di alcune, non sa più quale sia la propria. (…). Il viaggiatore non discute di convenienze, discute di servilismo.”*

Pensavo che alle regioni meridionali dell’Italia fosse toccato il peggio.
[La speculazione edilizia sta uccidendo il Portogallo.]



Ad Armaçao de Pera  ciò che resta dell’antico paese  è la Forteza.
Non ha affatto l’aspetto di una fortezza:  delle mura modeste,  quasi una recinzione  della chiesetta e della piazzetta al centro della quale si erge solitaria una palma,  il cui fusto è decorato da merletti all’uncinetto.
Patrimonio dello stato, avvisa una targa sulle mura, accanto alla porta.
 (giù le mani dall'ultimo baluardo dell'identità)



A Pera, qualche chilometro all’interno, c’è  Fiesa, il Festival delle sculture di sabbia, il più imponente al mondo  per estensione e per quantità di sabbia utilizzata. 
E’ un festival tematico: quest’anno, come l’anno scorso, il tema è la musica. 


Pera, Fiesa
Avevo visto a Kristiansand, in Norvegia, delle sculture di sabbia bellissime. 
A Pera non sono da meno. 
Ma quello che è davvero impressionante non è tanto la fattura, né la quantità , comunque esagerate, ma la “cornice”, non intesa come localizzazione – l’esposizione si trova lungo una strada anonima, priva di attrattive – ma proprio come spazio di cornice: anche la cinta, il muro che racchiude l’esposizione stessa, è  fatta di sabbia  lavorata a bassorilievo;   è lo sfondo  su cui si stagliano le opere  tridimensionali. 
La musica è ripercorsa e interpretata in tantissime sfumature:  dalla musica etnica, con le sculture di strumenti suonati da musicisti con abiti e lineamenti delle varie parti del mondo, alla musica nel cinema, nella letteratura, nei fumetti, dal rapporto tra danza e musica alla  “traduzione”scultorea  in sabbia de The Wall dei Pink Floyd. 
Val la pena vederle, forse più di giorno che di sera, quando il multicolor delle luci piazzate deforma e storce l’eleganza e la precisione delle sculture. 

Le coste dell'Algarve sono bellissime.
Falesie giallastre a picco sul mare, faraglioni, immense  dorate spiagge  che si allungano ancora di più con il ritirarsi della marea, lasciando scoperti altri scogli, altre grotte, altri anfratti tra i faraglioni. Meravigliosi i miradouro, i sentieri sulla cima e sui bordi delle falesie.
Anche qui, come a Peniche, non si possono voltare le spalle al mare. 
Alle spalle del mare  brucia  la ferita inferta della modernitá.

Tre giorni  di mare, tre spiagge diverse oltre quella di Armaçao, troppo carnaio per i miei gusti.

Praia di Benagil, Lagoa.
 jrodphoto305 via flickr
Dalla praia di Benagil partono le imbarcazioni che fanno  il tour delle grotte. 
(20 euro a cranio, seduti incatastati con il giubbotto salvagente arancione, un’ora di scarrozzamento)
Chi può, fa meglio  ad arrivarci a nuoto, alla meraviglia della natura che è  grotta di Benagil. 
Anche senza pinne. E’ proprio dietro la falesia.  
Basta non avere paura di essere arrotati dalle onde e dalle barche. 
Sulla spiaggia ci sono montagne di conchiglie, e tante turbinano nelle onde che si schiantano a riva.
Giganti, bellissime.  

Praia de Marinha, Carvoeiro.

Dal parcheggio, alle nove del mattino non ancora pieno,  due stradine: una  conduce ad lunga scalinata per arrivare in spiaggia, l’altra ad un sentiero per le capre. 
Ovviamente  stavo per  intraprendere il sentiero, chiedendomi come cazz avessero fatto le cinque persone in spiaggia a portare giù pure l’ombrellone e le sedioline, e come avrei fatto io ad arrivare al mare senza scassarmi il collo o la spina dorsale, prima  che un camperista mi mettesse  sulla retta strada. 
Ancora grotte, faraglioni, tantissimi uccelli, non solo gabbiani, ma anche specie che non ho mai visto. 
E poca gente. 
(evidentemente il sentiero per le capre sembra andare per la maggiore, e di fronte alla difficoltà, si desiste)



Praia de Rocha, Portimao.  

L'ho ribattezzata la meravigliosa.
Davanti ad una delle insenature fra le falesie, un faraglione. 
Ha una cavità come una  porta,  sembra che dica entra, entra, benvenuta nell’oceano.
(e oltre la porta scompare il mondo) La spiaggia ha la sabbia  sottile come talco. 
Si infila dovunque, complice un gradevole venticello che non fa pesare i raggi del sole. 
[abbrustolita come sardina]


Si deve lasciare il mare, purtroppo. 
Anche il Portogallo. 
Iniziano le manovre di rientro. 
Ripresa l'autostrada che porta in Espana, si vedono solo campi, colline segnate da tratturi e niente paesi, fattorie , case.  
Poi un’epifania.
Un carro trainato da cavalli che trasporta  contadini e contadine, quest’ultime coi fazzoletti in testa. 
Ma è un attimo, l’auto sfreccia veloce. 


* Viaggio in Portogallo - Josè Saramago



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