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domenica 11 novembre 2012

Brouchtoucaille


"Nella Città Natale la si prepara così: prendete cavoli, carciofi, spinaci, melanzane, lattughe, peperoni, crescioni, scorzoni, cetriolini, chiodini, zucchini, bietole, nespole, sorbole, cocomeri, tuberi, datteri, fave, cipolle, lenticchie, pannocchie di granoturco e noci di cocco;  sbucciate, pelate, pulite, tagliate, tritate, macinate, triturate, passate, stufate, sgocciolate, filtrate, buttate, raccogliete, diluite, sublimate, concretizzate, sistemate, preparate e cuocete parte in acqua, parte in olio d’oliva, parte in olio di noce, parte in grasso di bue, parte in grasso d’oca. Prendete poi alcuni animali vivi, mammiferi maschi e volatili femmine. Sgozzateli, scuoiateli, tagliateli, divideteli, affettateli, infilzateli nello spiedo e arrostiteli. Amalgamate in un grande paiolo una salsa a base di olio, aglio, aceto, senapi varie, tuorli d’uovo, cognac di qualità, pepe, sale, peperoncini, zafferano, cumino, chiodi di garofano, timo, alloro, zenzero e paprica. Introducetevi l’elemento animale che correggerete con l’elemento vegetale. Mescolate e rimescolate e quando sarà arrivato il momento servite nel grande piatto atavico che avrete avuto cura di non lavare dall’ultima Festa."

Raymond Queneau  - Tempi duri, Saint Glinglin!



E' la  ricetta del piatto tipico della Città Natale in occasione della festa di Saint Glinglin.
Ecco, questo libro di Raimondino  è proprio una brouchtoucaille.
Il sostrato filosofico, la concettualizzazione, l’infarcitura di riferimenti coltissimi e l’esercizio linguistico  non sono nascosti, ma neanche tutti visibili e distinguibili.
(figurarsi comprensibili).
Si provasse a magnare una roba come la brouchtoucaille, vorrei proprio vedere che guazzabuglio di sapori, chi mai riuscirebbe a distinguerli se non avesse a portata di mano la lista degli ingredienti, e signora  mia, alcuni pure vaghi, chè tra i mammiferi maschi ci stanno i vitelli e i  montoni, ma pure gli elefanti e i delfini.

 “al lettore il compito di scoprirle (le interpretazioni del testo), dato che – perché non si dovrebbe esigere un certo sforzo dal lettore? Gli si spiega sempre tutto, al lettore. Finirà per offendersi a forza di vedersi trattato con tanto disprezzo, il lettore.”


Sarà, ma a me detta così pare che voglia pigliare per i fondelli, il Queneau.
Perché se è vero che il lettore è creatore di senso (non a caso l’ermeneutica, oibò), è pur vero che  a voler scoprire le infinite interpretazioni del testo si può pure arrivare a dire che la parola stella  a pagina x del libro di rkafojioa è un chiaro riferimento alla stella che move il caizer di tutto l’universo.

Glinglinglin mi ha fatto pensare ai ggiovani.
Poco c’entra il fatto che nel romanzo c’è la manipolazione letteraria del complesso edipico.
(poco c'entra anche il libro).
Mi ha fatto pensare alle loro certezze, al modo che hanno di impostarsi verso il mondo, alla loro “rigidità” nel sostenere le opinioni, anche se dannatamente sbagliate, al fatto che si sentono in dovere non tanto di dimostrartele, quanto di buttartele in faccia, stracoglionandoti  con i loro assiomi.
[alla disposizione al martirio e al sacrificio, negli animi più accesi]
La maturità, quella bella e vera (che per qualcuno può non giungere mai), è l’età in cui non si ha bisogno di dimostrare niente.
Non c’è bisogno di urlare.
Ecco.
Alcune opere di Queneau sembrano urlate, anche se a bocca chiusa.
(l’ossimoro è una figura retorica straordinaria)