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venerdì 25 luglio 2014

Hispanic trip (1)

Si fa presto a dire andiamo in vacanza in Spagna se:
- Niente aereo.
- Voglio andare a Barcellona.
- Non  voglio visitare solo una città.
- Ma poi non si va al mare?
- Voglio fare il bagno nell’oceano.
- Mica ci dobbiamo chiudere nei musei???
- Non mi va di affittare lì l’automobile.
- Ehhhh, i treni locali? Non esiste proprio.
- E poi Pamplona e la festa di San Firmino ce la perdiamo?
- Eh, ma quanto ci costa.
- Varie altre di cui è meglio tacere.

Dunque, forte dell’esperienza pregressa per il viaggio in Provenza,  dopo giorni  di googolamenti, di mappe cartine distanze costi prenotazioni cancellazioni prenotazioni spostamenti di rotta etcetera etcetera, un vero trip pretrip, e contando su  un compagno a cui guidare per ore fa un baffo ritorto, ho pianificato un viaggio lungo 16 giorni e  oltre 4500 chilometri  percorsi tra  Catalogna, Navarra, Paesi Baschi e Francia assortita, cercando di salvare la capra, i cavoli, la barca mezza affondata e pure il  lupo.
(per non dire dei tratti a piedi: dopo un anno di culo sul divano, un vero ribaltamento del mio stile di vita)
Aridunque, in manovra di avvicinamento alla terra iberica, si fa sosta  per due notti  a Cagne sur --mer.
Niente mer, solo visita al centro antico, Haute de Cagne, arroccato in cima alla montagnella.
Si lascia l'auto nel parcheggio 700 posti ai margini della città nuova, e si comincia la via crucis - prima attraversare tutta la città nuova, poi arrampicarsi su certe salite con pendenza 80% e postura del corpo 45°, occhio fisso sull'acciottolato sghembo, infine arrivare in vetta ai piedi del castello come un profugo grondante sudore e accorgersi del parcheggio situato in zona laterale. Buttare jastemmie che manco uno scaricatore di porto.





Però ne vale la pena, se non altro per l'atmosfera  che si respira. Lentezza.
Haut de Cagne sembra uno di quei paesini cilentani  o calabri che si sono con il tempo diramati a mare.



Tutto molto più curato, molto ben tenuto, con un ritmo di vita  davvero slow.


Haut de Cagne







Nei due campi di bocce che sono nella piazza antistante al castello, davanti al quale un palco montato preannuncia futuri concerti, giocano abbattendo qualunque barriera generazionale guagliuni e vecchierelli, e sembrano anche divertirsi molto.
Loro. 
A me basta una mezza serata. 



Grasse, la città dei profumi. 
E' inutile cercare di riconoscere il set del film Il profumo ambientato anche a Grasse, nel libro  da cui la pellicola è tratta.
(scopro che le location cinematografiche sono quasi tutte spagnole, oibò).
E più che di profumi e  profumerie, si dovrebbe parlare della profumeria.
Ingombrante, invadente: Fragonard.
(Il mecenatismo allo stato puro, in realtà. Fondazioni, musei, etc etc) 
Fragonard sta a Grasse come la Fiat sta (stava)  a Torino. 
E' presente dovunque,  persino il trenino turistico è un giallo veicolo pubblicitario dell'opificio e del negozio.
Fabbrica visitabile gratuitamente e boutique  riccamente servita da commesse di svariate nazionalità: una parla in tedesco, un'altra in cinese, una  in giapponese, una persino  in italiano (azz!) in modo che chiunque possa comprare sentendosi accolto affettuosamente, mica un estraneo, un barbaro.
Alle 12 in punto il suono inquietante di una sirena: cos'è? un allarme antiaereo, un'esercitazione militare,  l'avviso di un imminente terremoto, la pausa pranzo dei maestri profumieri?
Il mistero si dipana nella zona pedonale del centro antico: da una selva di tubicini che attraversano la strada da palazzo a palazzo, con ritmo regolare, si sprigionano getti di vapore profumato.

Grasse



Alle dodici e trenta un altro urlo di sirena segna la fine delle vaporizzazioni.
Il profumo impregna e invade una cittadina che altrimenti sarebbe ordinaria abbastanza: quando si dice puntare sulle specificità.
Eh, bisognerebbe imparare a sapersi vendere così bene.









Saint Paul de Vence.

Forse c'entra il fatto che non è un giorno festivo, ma Vence mi  è sembrato un paese fantasma. 
Nei vicoletti, dove ci sono un'infinità di  atelier di artisti (direi esclusivamente atelier di artisti), solo qualche  raro passante, e silenzio.

Spunta una coppia: gonna nera al polpaccio, blusa rossa a fiori e sandali lui;  occhiali stravaganti, fiori nei capelli, pantalone nero a tubino e casacca rossa l'altro lui.
In pendant con l'ambiente.
(je suis un artiste)



Però si vedono cose davvero molto incuriosenti, nelle vetrine degli atelier chiusi. 
Tecniche insolite e affascinanti, forme sorprendenti, belle opere, bei lavori, belle idee. 


Anche cacate, ci mancherebbe.
Saint Paul de Vence

Tuttavia Vence è un posto curioso e interessante.
Solo i ristoranti  e i bistrot (pochini entrambi) sono affollati. 
E  in pieno spirito di contraddizione (nous sommes des artistes!), invece di attendere che si liberi un posticiello per mangiare qualcosa, si torna alla base e lungo lo stradone si prende la pizza in una baracchella che fa  la pizza au feu da asporto.
Pizza da asporto presa e consumata sullo stradone, insieme al gruppo di operatori ecologici  in divisa arancione fosforescente, durante la loro pausa lavoro. 
I camion della munnezza parcheggiati più avanti.
La pizza, ho visto, la stendono con il rullo, infilandola nella macchinetta che serve per fare le tagliatelle. 
Sottile come una piadina.
Blasfemia, blasfemia. 
(Ora e mai più, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore)

Da Cagnes sur- Mer a Barcellona.

Mai più lamentarsi della Salerno-Reggio Calabria.
Le file chilometriche non hanno confini. 
(è la loro risonanza che, a seconda dei luoghi, ha nomea ed echi diversi)
L'autoroute A8, detta La Provençale, è un'autostrada francese trafficatissima, una barriera (con pedaggio da pagare, carta di credito o monetine) ogni piè sospinto.
Subito dopo la barriera di La barque… un muro di lamiere.
Si vede però che i francesi sono poco abituati alle immobilità prolungate: i motori restano accesi per oltre mezzora, ci sarà stata una concentrazione di monossido di carbonio che a paragone l’aria della terra dei fuochi è cura termale.  
Pian piano  si comincia a scendere dalle auto, si fa conversazione: la madame dell’auto accostata dice che vi è stato un incidente, per un tamponamento a catena  ci sono  dieci chilometri di fila (ah, l’isoradio francese!) .
Un signore spagnolo, diretto a Madrid, racconta di una  disavventura simile occorsagli tra Milano e Torino (tiè, non era almeno la Salerno /Reggio).
Poco ci manca che si tirino fuori le carte da gioco.
Mi viene in mente un racconto di Cortazàr, L’autostrada del Sud, in Tutti i fuochi il fuoco, e maledico il momento  in cui l’ho letto.
Spero che la fantasia  superi  la realtà.
Solo dopo due ore la situazione si sblocca.
(chiossape se ne hanno parlato i giornali francesi)
Il passaggio dalla Francia alla Spagna è tangibile sin dal primo casello autostradale.
Incredibile  come in pochissimi chilometri possa mutare paesaggio.

Si arriva a Barcellona.