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domenica 7 aprile 2013

Al Fusaro


La casina Vanvitelliana sta sul  lago del Fusaro.  
E’ una bomboniera, e le foto vabbuò, rendono l’idea ma mica tanto.
Entrarci è stato bello. 
Naturalmente, di ciò che c’era in origine all’interno non ci sta quasi niente più, fatta eccezione per  il camino,  per un grande tavolo tondo e per un affresco sul soffitto di una sala al primo piano. 
Manco il pavimento è più l’originale: le maioliche dipinte sono state sostituite con  piastrelle che ne imitano i colori e i disegni (i frammenti rimasti sono in una vetrina).
Manco il lago Fusaro, of course,  è come in origine. 
Immaginare la struttura come un casino di caccia, un punto fermo da dove sparare alle folaghe,  in mezzo al verde e al verde, e all’azzurro e all’azzurro,  l’è dura.
Però che profumo  di salsedine, sulla terrazza.
Però, se si esclude parte dello sguardo, restano le strisce del mare e del cielo, in fondo. 
(mi sento un Borbone in vacanza, in un guizzo)

A tenere aperta e visitabile la casina ci pensano dei volontari, pensionati del luogo.
Il signor Giuseppe  - ha il cartellino con il nome appuntato alla giacca – ci pedina. 
Non lo fa – voglio sperare – perché abbiamo l’aspetto dei vandali  o dei distruttori di reliquie. 
Lo fa – sono sicura – perché vuole parlare. 
Giuseppe è un bell’anziano. Fisico asciutto, capelli bianchi curatissimi, sguardo azzurro tagliente, la ragnatela di rughe che non sfigura la fisionomia. 
(Paul Newman.  Deve aver arruvutato parecchio, in un passato neanche troppo lontano,  il signor Giuseppe)
“La conoscete la storia della casina?”
Vabbuò, sì, ma  facciamo finta di no. 
“Io la conosco perché l’ho vista costruire.”
[Azz, highlander è vivo e lotta con noi!]
Ci dice due parole su Vanvitelli e sui Borboni,  sulla  fortuna della casina come location per film e telefilm. 
“I ragazzini di qua la chiamano la casa di Pinocchio. Questa è la casa della fata di Pinocchio dello sceneggiato  che fecero in tv.” 
[Non è vero. La notizia, falsa,  è falsamente riportata anche su Wikipedia.  La casa della fata Lollobrigida non è la casina Vanvitelliana. L'avrebbero dovuta truccare troppo.  La casina, dico]
Poi mette la quinta. 
“Negli anni ’70 qua era tutto chiuso, c’era il guardiano e non faceva entrare nessuno. Allora abbiamo sfondato i cancelli e abbiamo aperto la casa. Il guardiano diceva che doveva guardare, e faceva come se fosse robba sua. 
A casa  ho 3 fucili e il porto d’armi, qua siamo tutti cacciatori, ma io non vado più a caccia, a che serve uccidere un uccello e poi la moglie a casa manco lo vuole cucinare? Cammino e mi sto accorto a non schiacciare le formiche,  se penso a   quanto lavorano le formiche.
Quando ero giovane mi chiamavano scansafatiche. Non volevo zappare la terra. A 15 anni ho aperto un negozio di barbiere,  entravano e dicevano dove sta il masto? Sono io il masto.  
E poi ho fatto il portalettere, 20 anni, a Fuorigrotta. 
Nessun lavoro faticoso, eppure, non ci sono riuscito a non invecchiare.
Un lampo è stato, mi sono svegliato e mi sono fatto vecchio. Perciò dico che l’ho vista costruire la casina. Il tempo è un lampo. 
Non sono riuscito a non invecchiare, anche se ho fatto di tutto per evitarlo.”

La casina Vanvitelliana è una bomboniera, e vale la pena farci una passeggiata. 
Il signor Giuseppe è stato oggi il valore aggiunto. 

Il tempo. Il tempo è un lampo.