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lunedì 10 agosto 2015

Pa(e)(s)saggi in Europa. Due: Tirolo, Castello di Neuschwanstein in Baviera

Perché proprio il castello di Neuschwanstein e non qualche altra fortezza, il Tirolo in generale, la Baviera in generale (uh, Monaco! Ci si sarebbe potuti allungare fino a Monaco!),  un parco naturale,  un pizzo di montagna qualunque? 
Sempre colpa di google maps e  delle foto che osservo vivisezionando  tragitti  e itinerari possibili.  
Mi  infatuai, affatai, ‘nnammurai, delle immagini del castello turrito e merlato  che ha ispirato il logo della Walt Disney pictures. 
(Il grillo parlante che alberga dentro di me mi bacchetta ricordandomi che le foto, soprattutto quelle professionali, o quelle ritoccate impupazzate iperfiltrate, abbelliscono fin troppo la realtà. 
E vabbuò, dovrò sforzarmi di ascoltarlo, il maledetto)

Dal lago di Garda con l’autostrada del Brennero si tira fino in Austria. 
Il paesaggio muta, diventa inequivocabilmente montano.
Compaiono  le case coi tetti  spioventi e i balconcini di legno e le chiese con i campanili rossi o bruni dalla punta lunghissima. 
(missili verso il cielo)

Tra un paesiello e l’altro faranno a gara a chi ce l’ha più lungo (il campanile della chiesa, dico).

Il passaggio tra Italia e Austria non è segnato da dogane, controlli, fermi. 
Solo avvisi minacciosi – Vignette!! Attenzione!! -- Vignette!! Ultimo avvertimento!! – e non avrei potuto ignorarli anche ammesso che non avessi saputo del contrassegno da accattare e azzeccare sul vetro della macchina per percorrere le autostrade.

Tre piccole note tirolesi prima del castello.

Breitenwang

1) Nel Tirolo  sono sicuramente molto religiosi. Non è solo per i campanili esagerati. Sulle pareti esterne delle case,  sono  dipinte scene sacre o immagini di madonne e santi, inserite in cornici floreali o geometriche. 
A Reutte e  Breitenwang ci sono tante case dalle facciate dipinte.
Sono belle. 


2) Non solo in Tirolo, ma  anche in Repubblica Ceca e in Polonia, ognuno dorme e si avvolge per sé, anche nei letti matrimoniali.  Innanzitutto niente lenzuola. Talvolta solo il coprimaterasso, e poi piumini. 
Rigorosamente singoli anche sui letti a due piazze.  
(ma quando fa freddo è così bello fare due in uno sotto la capannina calduccia. Poi si dice che è fandonia la freddezza solipsistica di certi europei)


3) Vienna esclusa, in Tirolo e nel Salisburghese un certo tipo di water riscuote un discreto successo. 
Nella tazza c’è un avvallamento,  come un bacile interno, una specie di conca dove staziona l’acqua. 
Fa un po’ schifo, perché tutto quello che viene  deposto resta  ben visibile e presente fino a quando – il più in fretta possibile – non viene azionato lo scarico.
In principio pensavo che fosse un vezzo esclusivo della proprietaria dell’appartamento, o una ributtante espressione di bidè incorporato nel water.  
Siffatti prodotti ceramici si trovano nei ristoranti, nelle stazioni di servizio, fino a Salisburgo. 
Ho scoperto che è una questione legata all’igiene (sic), perché il depositato, appoggiandosi sulla conca dove c’è l’acqua, viene poi tirato via più velocemente dallo scarico, senza  lasciare tracce. 
E vabbuò. 
Vale il discorso per cui il bidè non è necessario. 
(distorsioni)


Il Castello di Neuschwanstein  è in Baviera (il Tirolo tedesco). Venti minuti da Reutte, come tra Italia e Austria il passaggio di frontiera è inesistente. 
(non c’è frontiera o confine, ecco) 
Hohenschwangau, la località dove si comprano i  biglietti per accedere al castello, è solo un piccolo agglomerato  di alberghi ristoranti  negozi di souvenir sorti attorno all’attrazione. 
(Meno male che non si è fatto base qui, nel villaggio per turisti.)
L’accesso agli spazi esterni del castello, ai sentieri,  alle amene terrazze panoramiche è gratuito, mentre la visita delle sale interne è possibile non solo previo pagamento, ma anche solo tramite visita guidata.
(Si entra in gruppi compatti con la guida. Tempi e marcia stabilite. Nessuna dispersione individuale.)
Ore nove, mi metto in fila per i biglietti. Il display indica una visita in italiano alle ore 11. 
Il tempo passa, la fila si muove moooolto lentamente. 
Quando arrivo allo sportello, dopo mezzora, la visita in italiano è slittata alle 14. 
Evidentemente non ci sono italiani desiderosi di visitare il castello. 
(e le audioguide in lingua diversa dall’inglese e dal tedesco? Boh, nessuna indicazione)
Opto per la visita in lingua inglese, contando sulla traduzione collaborativa familiare. 
(una parola la capisci tu e mezza io).

Il percorso breve dalla biglietteria al castello dura 40 minuti a piedi, così almeno c’è scritto sull’opuscolo con il tracciato del tragitto. 
Penso che l’abbiano calcolato come media tra salita e discesa:  si arriva in cima con le cosce a molliccione. 
Fino ad una certa altezza, dove ci sono bar e ristoranti, e anche un defibrillatore, si può scegliere di usufruire del trasporto in calesse, a pagamento (resta poi un’altra ventina di minuti da fare a piedi). 
Ma tutto sommato la passeggiata non è sgradevole: la strada è in notevole pendenza ma gli alberi danno conforto e ombra. 
Si sale, cercando di evitare le carrozzelle coi cavalli (enormi), le cacate (gigantesche anch'esse) con nugoli di mosche, le torme schiamazzanti di giapponesi che corrono con tacchetti e ombrellino o in mise da manga (mi chiedo se sono i manga a imitare i giapponesi o viceversa, tuta di acetato sotto e golfino rosa ricamato e merletti sopra) e le Volkswagen  sfreccianti dei dipendenti dei punti ristoro.

I giapponesi sono statisticamente l'80% dei visitatori (ma si accontentano dell’esterno).
Il castello di Neuschwanstein, il castello del cigno, il memoriale delle saghe germaniche e del medioevo. 
E’ il sogno di un re pazzo, Ludovico II di Baviera, amante di Wagner e della mitologia,  costruito dalla seconda metà dell’800. 
Ludovico II  era davvero fuori di testa: la sua camera da letto è un’angusta stanza, claustrofobicissima, con un catafalco, un sarcofago al posto del letto (a una piazza:  se fossi stata un re mi sarei fatta fare un letto a tre piazze e l’avrei fatto posizionare davanti ad  una finestra gigante, il panorama ai miei piedi). 
Né aria né luce, scuro buio, come la micro cappella annessa. 
Però la stanza che riproduce una grotta,  ha una veranda dove la magnificenza del paesaggio  rianima sorprendentemente.
Belle sono le cucine,  dove sono conservati anche un sacco di strumenti da lavoro, padelle pentole, stampini.
Dopo la visita ci si può fermare al ristorante (prezzi esorbitanti), o a vedere la riproduzione virtuale di quello che sarebbe dovuto essere il castello, perché di fatto non è finito (Ludovico II venne internato prima che potesse dar fondo a tutti i denari reali).
Alla fine, senza manco bisogno della traduzione cooperativa, ho capito che le cose che ha detto la guida (un giovanottino, proprio) - faceva gli occhi di pazzo, l’unico tocco teatrale alla sua narrazione monocorde e sintetica - sono  meno di quelle che si possono leggere su Wikipedia o sul sito del castello. 
Se qualcuno mi chiedesse se è proprio indispensabile vedere una volta nella vita il castello di Walt Disney (Ludovico II si sta contorcendo nella tomba) direi di no. 
La visita dell’interno non vale la spesa del biglietto. 
E’  sincopata e riguarda pochissime stanze. (Valgono gli spazi esterni, e Marienbrücke, il ponte sospeso: senza spese, file, biglietti, prenotazioni, incombenze…)
Quella delle stanze forse  è  meglio farla virtualmente.

http://www.neuschwanstein.de/ital/castello/visita.htm






Di ritorno dal castello, passeggiata a  Fussen.

Di notevole, oltre ai particolari edifici e alla bella piazza, i negozi che vendono abiti tradizionali. 
Non solo negozietti (almeno 4), ma anche un grande store, un similOviesse, con una larghissima scelta di modelli e colori per donna, uomo e bambino. 
Non credo che li indossino solo gli addetti ai servizi turistici, o che siano venduti come souvenir: troppi e troppa varietà. 
Quanto vorrei avere il coraggio di comprarne uno e di indossarlo per andare a passeggio! 
Ma l’imbarazzo della scelta - sono tutti deliziosi, non riesco a decidere quale - mi  solleva dall’impasse. Non so scegliere dunque niente.





E ora verso Est, verso il Salisburghese. 


Qui, a Lazise, la tappa precedente.