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giovedì 24 aprile 2014

La mia famiglia e altri animali

Gerald Durrell, la mia famiglia e altri animali
Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell'isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato vari amici a dividere i capitoli con loro. Soltanto con immensa fatica, e usando una notevole astuzia, sono riuscito a salvare alcune pagine sparse che ho dedicate esclusivamente agli animali. Nelle pagine che seguono ho cercato di dare un quadro preciso e tutt'altro che esagerato dei miei familiari; essi sono rappresentati come li vedevo io.
Per spiegare alcuni dei loro tratti più strambi, comunque, mi sento in obbligo di precisare che nel periodo in cui stemmo a Corfù eravamo tutti molto giovani: Larry, il più grande, aveva ventitré anni; Leslie diciannove; Margo diciotto; mentre io ero il più piccolo, avendo appena toccato il tenero e impressionabile traguardo dei dieci anni.” 

Voglio proprio sperare che La mia famiglia e altri animali sia  l’autobiografia romanzata di Gerald Durrell, illustre naturalista,  altrimenti davvero ci sarebbe da chiedersi come si possa sopravvivere  - meglio  una giungla - ad una famiglia scumbinata come quella descritta dall’autore, o come possa una famiglia normale sopravvivere alla passione naturalistica di un ragazzino come Gerry. 
Margo è una fissata dell’estetica e dell’ammore in ispecie quello fou e disperato. 
Leslie un appassionato di armi, caccia e truculenze. 
Larry uno spocchiosissimo e supersaputello intellettualoide.
La madre una svampita debole appassionata di cucina e di giardinaggio. 
Gerry, il protagonista,  che nel lasciare l’Inghilterra per Corfù  si porta dietro solo ciò che ritiene utile ad alleviare la noia del viaggio, ovvero: “quattro libri di storia naturale, un acchiappafarfalle, un cane e un barattolo per marmellata pieno di bruchi tutti in pericolo imminente di trasformarsi in crisalidi”, riempie le case e le ville che abitano a Corfù di bestie e bestiacce, e mica è una bella cosa trovarsi dei serpenti in vasca da bagno affinchè si rianimino, ad esempio, o un gabbiano che mozzica manco una tigre sotto il tavolo, o  branchi di scarrafoni,  pipistrelli e gufi  e gechi addomesticati che svolazzano e si muovono in ogni angolino.

E’ un romanzo venato di quel tipico umorismo inglese che a me fa un po’ lattuginare le ginocchia, un romanzo dove brilla per intensità  la meraviglia per ogni aspetto della fauna e della flora, trattata di certo con maggiore rispetto e poeticità rispetto alla componente umana,  sia familiare che autoctona, a cominciare dal tuttofare Spiro e finendo ai contadini e pastori, ritratti nell’indolenza, nell’ignoranza e nella rozzoneria.

«Incidente?» disse Spiro beffardo. «Io mai ho incidente. No, era di nuovo i meteorismi».
«I meteorismi?» disse mamma un po' perplessa.
«Sì, io prendo sempre i meteorismi a quest'ora» disse Spiro con aria seccata.
«Non dovrebbe vedere un dottore, se ha questo fastidio?» suggerì mamma.
«Un dottore?» ripeté Spiro meravigliato. «Per che fare?».
«Be', i meteorismi possono dare molti disturbi, sa?» precisò mamma.
«Disturbi?».
«Sì, se uno li trascura».
Spiro si accigliò un momento, pensieroso.
«Io dico i meteorismi dell'aeronautica» disse infine.
«I meteorismi dell'aeronautica?».
«Sì. Li porto a casa, a quest'ora».
«Ma lei vuol dire i meteorologi dell'aeronautica!».
«Ma sì, è quello che io dico» proruppe Spiro indignato. “

Ecco. 

Certo che deve essere stato bello  trascorrere un’infanzia così, brada,  una full immersion nella natura senza tuttavia trascurare la cultura, perché  l’inglesino Gerry doveva essere  educato  dai precettori e insegnanti privati, non greci, ovviamente, quelli  potevano  ricoprire  il ruolo di pastori e contadini o tutt’al più domestici o servitori tuttofare  o funzionari doganali con scarse competenze. 
(Poveri greci, trattati con la sufficienza di chi si ritiene comunque al di sopra,  col piglio del colonizzatore verso i  popoli inferiori e incivili.)
Certo che deve essere stato bello cambiare casa solo perché una è troppo piccola per ospitare un esercito di amici, e servirsi dell’aiuto indefesso di chi ti trasporta le valigie e i servizi di cristallo (si buana, va bene buana). 
Però  questi sono solo pensieri a latere, piccoli sbuffi di personale insofferenza. 
Forse dovrei evitarli, dato che nel libro  lo sguardo vuole essere quello di un bambino che delle cose dei grandi non ne capisce un granchè, e neanche delle cose dei piccoli.
Di  altri bambini non c’è traccia.

Gerry  Durrel,  nei 5 anni che trascorse a Corfù, ebbe come  amici  insetti, cani, pesci e uccelli, e la sua vera casa fu il mare, il  cielo e la terra.

Le albe erano pallide e traslucide finché non sorgeva il sole, avvolto in un velo di foschia come il bozzolo di un gigantesco baco da seta, che spruzzava su tutta l'isola una delicata lanugine di polvere d'oro.”

Beato lui.