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mercoledì 3 giugno 2015

Il libro (e la Legge) della giungla

Il libro della giungla  che è radicato nella mia memoria è quello di  Walt Disney.

[mio fratello era terrorizzato dal serpente  Kaa. sognava la nonna con gli occhi arrotolati  e con la sssssshhhseppola come Kaa]

Il libro di Kipling  è completamente diverso.

[Il serpente Kaa è un personaggio buono]

Innanzitutto  è  costituito da una raccolta di racconti -  favole “esotiche” - ,  e Mowgli compare solo nei primi tre.
Le storie degli animali della giungla e non solo - la foca sulle banchise polari e la mangusta nella villetta borghese-    svolgono  il loro bravo compito  morale, come in tutte le favole.
La morale è che bisogna rispettare La Legge della Giungla, ovvero dei Sistemi Sociali consolidati, rigidamente incanalati nelle gerarchie.
(e chi sgarra paga)
Il  racconto “Al Servizio di Sua Maestà”  si conclude così:
- Obbediscono, come obbediscono gli uomini. I muli, i cavalli, gli elefanti, i buoi obbediscono al loro conducente, il conducente obbedisce al sergente, il sergente al tenente, il tenente al capitano, il capitano al maggiore, il maggiore al colonnello, il colonnello al comandante di brigata che comanda tre reggimenti, e il comandante di brigata al generale che obbedisce al vicerè, che è il servitore dell’Imperatrice. Ecco come è stato possibile. 
-  Fosse così anche nell’Afganistan! – disse il capo. – là obbediamo soltanto alla nostra volontà.-
-  Ed è appunto per questo, - disse l’ufficiale indigeno arricciandosi i baffi, - che il vostro Emiro, al quale non obbedite, deve venire qui a prendere gli ordini dal nostro Vicerè.

Ritornando ai racconti  di Mowgli,  le scimmie sono considerate “paria” dagli altri abitanti della foresta proprio perché non hanno un capo, non  accettano le regole condivise, e questo si traduce in una assenza di “memoria”, che le porta a compiere azioni riprovevoli.
L’orso Baloo, che ha il compito di insegnare al piccolo cucciolo di uomo la Legge della giungla,  è proprio il tipico maestro sentimentale ma  ruvido, in linea coi principi educativi dell’ Ottocento.
Ecco perché  gli insegno queste cose, ed ecco perché lo picchio, molto delicatamente del resto, quando le dimentica. (…) Meglio che sia coperto dalla testa ai piedi di lividi fatti da me che gli voglio bene, piuttosto che gli capiti del male per ignoranza”.

Mazz ‘è panelle fann ‘e figli bell.

Quanta differenza  tra le pagine del libro e  le scene del film di Walt Disney.
Adoravo  (adesso adoro ancora di più) l’insegnamento  canticchiato da Baloo - basta il minimo indispensabile -  e    non voglio leggerlo come l’apoteosi dell’ottimismo vacuo,  com'era probabilmente nelle intenzioni di W.D. ma, arrogandomi del diritto della libera interpretazione,  come una frecciata anarcoide, uno strale contro il consumismo e  la frenesia del possesso.