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martedì 11 agosto 2015

Pa(e)(s)saggi in Europa. Tre: Salisburgo, Liechtensteinklamm, fortezza di Hohenwerfen.


Salisburgo dista da Reutte poco più di 200 km. 
I primi 100 si percorrono su verdi strade curve, tra   abeti e abeti e laghi e fiumi e anse, ad un’andatura massima di 40 km orari. 
Una lentezza necessaria: la bellezza è tale che non si vorrebbe lasciarla andare via.



Salisburgo è una città natalizia, anche a 40°. 
Lo rivelano i tanti negozi che vendono palle stelle e presepietti. 
Anzi, una città festiva, che oltre ai gadget natalizi  ci sono anche le uova pasquali, che si contendono con le palle natalizie e le palle di Mozart, cioccolattini tondi sul cui involucro spicca il volto del compositore – no, non ne ho assaggiatata neanche una – il primato souveniristico.
Di Salisburgo ricorderò lo spirito musicale: molti musicisti in strada e di strada, molta programmazione di concerti (e mi sono persa anche il carillon della torre, la lentezza dei laghi, eh), molti giapponesi davanti alla casa di  Mozart concentrati a cogliere l’aura, Mozart e musica in tutte le salse, anche sotto forma di pane (pani a forma di note e di strumenti musicali). 
Ricorderò la fiumana di turisti (molti italiani) nella strada dello shopping,  la Getreidegasse.

Ricorderò i molti lucchetti sui ponti. Il ponte Staatsbrücke ne era stracolmo. 
I lucchetti, che sto detestando in modo esponenziale, li ho trovati su ogni ponte, a Cracovia, a Praga, a Maribor, dovunque. 
A Salisburgo soprattutto lucchetti rossi (natalizi?), il pezzo più esposto insieme alle palle di Mozart e alle altre palle nei negozi di souvenir (quando si dice lo spirito del capitalismo…)
Non credo  sia  tutta colpa di Moccia, che al massimo arriva a Ponte Milvio. 
Piuttosto  della globalizzazione della scemità.



Qualcosa di originale invece è la  predilezione “tirolese” per le altezze e il vuoto.

All’uscita del garage  di Glockengasse, sulla parete rocciosa del monte dei Cappuccini, proprio accanto al parcheggio, si fa free climbing.
Una recinzione alta un paio di metri in metallo  separa la parete dalla strada. Tre  ragazzi in pantaloncini e torso nudo si arrampicano come l’uomo ragno sulla roccia,  senza imbragature, senza casco.
(colti il flagrante nonostante i moniti!)


Considerazione a ritroso. 
Una montagna su cui arrampicarsi appena dietro il salotto della città non può prescindere da una “tipica” passiuncella.

ponte sospeso tirolo
Oltre il ponte sospeso “Marienbrücke” che permette di osservare il castello di Neuschwanstein stando su una gola (ahhh, vertigine!), oltre il quieto ponte sulle cime degli alberi del Walderlebniszentrum vicino Fussen,* emblematico è l’Highline 179,** il più lungo ponte sospeso per pedoni in stile tibetano, roba da Guinness dei primati. 


400 metri e passa da percorrere  ad un’altezza di 114 metri, anche in notturna. Come camminare nel cielo. 
(Sono di natura terrestre:  solo la minaccia di un temporalone ha scongiurato  la possibilità che morissi di infarto sospesa nel vuoto)


Passerelle e scalette addossate alla roccia e ponti sospesi costituiscono il percorso nella splendida forra del  Liechtenstein, Liechtensteinklamm, ad un’ottantina di km da Salisburgo. 

Di certo il salisburghese non può dirsi povero di bellezze naturalistiche, ma la forra è davvero spettacolare.
L’accesso alla gola si paga (4 euro), ma vale assolutamente la pena, perché prospettive così, nel cuore della montagna, se  non ci fosse  il percorso  -  fattibile  anche per  bradipi mollaccioni come me – e per vecchiardi con bastone, nonostante certe scalette strette strette e ripide ripide - , le  si potrebbero godere solo  essendo  uccelli, rapaci o free climbisti.
Il rombo dell’acqua è l’unico suono, un suono dalle modulazioni diverse (altro che pioggia nel pineto) fino allo scrosciare della cascata. 
Peccato per le nuvole: sicuramente il sole conferisce ai riverberi dell’acqua luccicanze e brillantezze da incanto. 

A metà strada tra la forra e Salisburgo,  la fortezza di Hohenwerfen
Arroccatissima sulla montagna, si può scegliere tra raggiungerla a piedi (non so se lungo il percorso ci siano defibrillatori, immagino di sì) o servirsi dell’ascensore che è accanto alla biglietteria. 
Una funivia, ma così verticale da meritare l’appellativo di ascensore. 
Anche nella fortezza è possibile visitare le stanze interne solo con la guida ad orari stabiliti, ogni ora esatta.
Guida tedesca, ma audioguide in tante lingue diverse (segui il gruppo ascoltando l’audioguida)



Della fortezza mi ha impressionato un particolare pulpito presente nella cappella: lo sguardo in anticipo sulla spiegazione della voce registrata  aveva già formulato ipotesi fantascientifiche, o post moderne, o vagamente horror sul braccio che spunta dal pulpito brandendo un crocifisso. 
(contro l’invasione di vampiri)


Nella fortezza è possibile assistere  alla dimostrazione del volo dei falconi, coi falconieri in abiti d’epoca: fa un certo effetto vedere  i rapaci, da quelli di piccola stazza a quelli di misura gigantesca, gli ultimi quasi aeroplani   –  è pur sempre uno show ooohhhh! -  poggiarsi docili sulle mani degli addestratori, e poi spiccare voli in verticale.
Aquiloni viventi tra il cristallo azzurro del cielo e la cartavetrosità grigia delle montagne.
A terra sembrano dei tacchini, goffi, quasi ridicoli.
Ci sono creature nate  per volare.


Per  avere un’idea della storia della fortezza (e della vena ironica tirolese, che mi ha davvero sorpreso), si faccia clic sul video:





Dopo una notte di assoluto ristoro in un luogo di Heidiana memoria, si riparte, direzione Praga.







Qui le tappe precedenti:
Uno, Lazise, lago di Garda
Due, Tirolo e Baviera