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lunedì 14 maggio 2012

Malacqua - Pugliese Nicola


Malacqua, nel dialetto partenopeo, significa che le cose si mettono male, che non si prevede niente di buono.

Malacqua è anche il titolo dell’unico romanzo di Nicola Pugliese.
[Un solitario]
E’ una grande metafora della condizione “interiore” della città, e non poteva esserci sfondo più calzante di una pioggia continua e ininterrotta che per 4 giorni sembra far presagire un rivolgimento, una trasformazione, un cambiamento radicale.
Il  libro è introvabile. 
Stampato nel 1977 e mai più ripubblicato, è diventato un pezzo da collezionisti, tanto  che su ebay si vendeva a 50 euro.
Venduto. Non l’ho comprato io. 
Ho una copia prestatami da un’amica.
Mi sento quasi introdotta in una sorta di setta iniziatica. 
Chi ha letto Malacqua, chi non lo ha letto.
(del possesso in sé non so cosa farmene)

E’ un libro di sensazioni, filtrato attraverso situazioni che mescolano la quotidianità più trita a fatti surreali, immaginifici: ombre, frenesie.
La trama, il racconto di quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordina…,  si sfrangia in una serie di camei che descrivono i pensieri e gli atti di gente comune, colta nel momento del dolore,  dell’incertezza, dell’inquietudine,  mentre la città istituzionale  è impegolata nel solito scaricabarile o in incomprensibili quanto mestamente accettati provvedimenti: ne era stata inquietante anticipazione  il Piantonamento del Mare da parte delle Maggiori Autorità Cittadine , il 5 agosto,  con conseguente fuga del mare a cercare i piedi degli scugnizzi a cui era stato negato il tuffo dallo scoglio, fin sopra Montediddio.
Ora, nei giorni della pioggia che produce voragini e crolli, le Maggiori Autorità Cittadine si impegnano in  cacce a fantasmi,  bambole - la bambola che urla nascosta sotto gli scanni di una sala del Maschio Angioino  -  o in manifestazioni e attività roboanti, quali il Primo Giorno del Canto in onore delle monetine da cinque lire che suonano alle orecchie delle bambine di dieci anni.
“Per queste strade nascoste umide della città altro non sopravviveva che l’attesa, e provvisorietà sconcertante infida scendeva a incidere i pensieri e niente scampava, niente tranne che questo senso disperato e triste che adesso probabilmente ogni cosa sarebbe mutata.”

C’è un unico personaggio che ritorna, apre e chiude il racconto: Andreoli Carlo, giornalista.
E’ Nicola Pugliese, Andreoli Carlo. 
A cosa serve parlare di ciò che non si riesce a capire e a spiegare? 
Faceva il giornalista, Nicola Pugliese. E’ morto ad aprile, nel suo ritiro ad Avella. 
Era scettico riguardo la ripubblicazione del suo libro. 
(ma che parlamme a fa, sempe de stesse cose, pe' ce ntussecà e nun ce 'ncuntrà ogne vota, c'arraggia 'ncuorpo e chi jesce pazzo tutt'e juorne pe' capì) 




Poi si dice rassegnazione, poi si dice è malacqua, poi si dice adda passà ‘a nuttata, poi si dice… 
Era il 1977.
Ma accussì è.
Sempre è stato e sempre è.


Chissà se adesso il libro verrà ripubblicato, oppure mantenere il mito dell’introvabile (l’aura che manca nell’era della riproducibilità tecnica) verrà considerato  più conveniente.