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venerdì 21 agosto 2015

Pa(e)(s)saggi in Europa. Sette: Slovenia e Croazia

La tappa finale del viaggio prevede qualche giorno in Croazia, da trascorrere schìati al sole.
"Senza mare non pare estate."
Ma si può attraversare la Slovenia da nord a sud, attraversamento certificato dall’ennesima Vignette, senza farci manco una piccola sosta? 
Certo che no. 

[Penso all'ex Yugoslavia.
La Slovenia fu la prima  a tirarsene fuori, con una guerricciola durata meno di un mese. 
Cazzi amari, invece per la Croazia  e le altre ex repubbliche socialiste.  (per non parlare del Kosovo).
Solo questione etnica?
No di sicuro.
Però, quello che salta proprio all’occhio in Slovenia, è  la profusione di bandiere dell’Unione Europea. 
(Slavo a chi??)]

lungofiume Maribor
Maribor è la seconda più grande  città della nazione, dopo Lubiana, la capitale. 
La parte vecchia e la nuova sono divise dal fiume Drava.
La città vecchia si gira in un'oretta: di notevole ha l'andamento slow.
La vite più antica del mondo, la maggiore “attrazione turistica” della città,  non è  poi così sconvolgente – vabbuò, magari per un botanico o per un enologo, ma a me della vite interessa esclusivamente il prodotto finale e non vado manco per il sottile .
I cigni sono i padroni del lungofiume.
(tu ti sposti, loro manco per il collo)
Maribor capitale europea della cultura
Dappertutto manifesti locandine targhe che rimembrano il 2012, anno in cui è stata capitale europea della cultura. 
Capitale europea della cultura??? 
Vabbuò, ci sta un bel teatro, ma c’è anche tanto sfracello, come una casa in  ristrutturazione, o come quando c’è da ricostruire dopo un terremoto o un millennio di abbandono. 
Ci sarebbe tanto da chiedersi riguardo le candidature e la scelta delle città destinate ad entrare nell’elenco delle capitali europee  della cultura.
(per non dire delle capitali italiane della cultura)
E anche del valore – in tutti i sensi -  che ha questo riconoscimento.

Passato confine tra Italia e Austria, tra Austria e Germania, tra Austria e Repubblica Ceca, tra Repubblica Ceca e Polonia, tra Austria e Slovenia, nessun controllo, libera circolazione.
Confine Slovenia/ Croazia. 
Una lunga teoria di auto.
La Frontiera.
La Frontiera si presenta come un casello autostradale doppio, solo che invece di ritirare il biglietto si mostrano i documenti:  primo casello  controllo sloveno in uscita, secondo casello a 10 metri di distanza  controllo croato in entrata. 
Cosa può  mai cambiare in 10 metri? 
Non si fidano i croati del controllo degli sloveni?
La Croazia non è nell'area Schengen. 
Realizzo quanto sarebbe bello un mondo tutto senza alcun  confine diffidenza muro. 

Al mare, Porec/Parenzo Istria, ultimo sprazzo spruzzo del viaggio, causa previsioni del tempo, che dicono brutto ma poi  “s’arape”  che è una meraviglia, è sottratto un giorno,  riempito dalla visita di un paese ad una trentina di chilometri dalla costa.
Montona/Motovun



Motovun/Montona è  un borgo medievale arroccato su una collina: conserva ancora la cinta muraria e alcune parti di edifici. 
Sembra di stare molto più in alto dei 230 metri sul livello del mare.


E' meta di pellegrinaggi gastronomici, tartufo sbandierato in ogni salsa.
Infatti ci sono un cuofano di turisti, e  tanti negozi di souvenir, e tantissime botteghe che vendono tartufi e oli tartufati e creme e salsine. 
(e il wifi free nella piazza principale)
C'è un uomo curvo in un vicolo, sotto un ombrellone, che lavora il legno in modo quasi autistico. 
Intaglia su tavolette di legno di tiglio rami di fiori, il paesaggio di Motovun, pesci;  a memoria e con la rapidità di chi lo fa per gioco e per amore. 
Le mura in mattoni del vicolo sono piene di tavolette.  
Ne avrei comprate tante. 
Mi devo accontentare di una piccola. 
Il lavoro artigianale è sempre una meraviglia. 

L’Istria, almeno la parte costiera attorno a Porec/Parenzo, non può dirsi salva dall’espansione urbanistica e dalla cementificazione.
E neanche da un certo disordine. 
(villaggi residence alberghi villette villini casette casaruoppoli a mappate)
Parenzo/Porec
Però. 
L’accesso al mare non è concesso a qualcuno: è  garantito a tutti.
Non esiste  l’idea di privatizzare o lottizzare o rinchiudere il mare. 
Gli scogli e le rocce, che non si può parlare di spiaggia, sono attrezzati in modo da poterne usufruire: piattaforme e scalette che permettono di entrare in acqua senza scassarsi i piedi o rompersi le corna, docce, spogliatoi. 
Tutto gratuito.
Gratuita anche l’ombra naturale data dagli alberi che s’affacciano  sull’acqua.
Ombra profumata. 
Perché dove vivo io devo comprare l’accesso al mare pagando la discesa allo stabilimento balneare, o in alternativa devo rischiare il tetano camminando in una striscia di spiaggia superaffollata chien’e munnezza?
Cosa succederebbe se, pur attraversando la striscia di spiaggia libera, mi andassi a mettere sul bagnasciuga  prospiciente  il villaggio esclusivo con le mie bagattelle e il mio seggiolino e asciugamano? Ma anche senza bagattelle e seggiolino, eh. 
A Vsar  si può, a Parenzo si può, a Funtana si può. 
In Croazia si può.
(Le concessioni balneari  e le “spiagge private” sono un assurdo)


Ultimo giorno. 
Il momento che preferisco comincia verso le sette del pomeriggio, quando  l'aria si fa tersa e rosata,  e il sole piano cala per affondare nel mare.
Attimi di incomparabile bellezza.



Ma. 
Ci ho bisogno di arrivare fin quassù? 
Il sole non nega la bellezza dei suoi colori al tramonto neanche allo  sconcico che a perdita d’occhio si rivela sin  dall’uscita dell’autostrada, già sull'asse mediano. 

Marò e che tristezza tornare a casa.