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martedì 6 agosto 2013

Della Provenza e oltre: il Verdon (1)

E’ una delle prime cose che Madame, una collega insegnante di lingua francese,  spiega ai ragazzini: i francesi sono nazionalisti, non usano parole straniere, ad esempio dicono  ordinateur, non computer.
(ma come si fa? persino in Burundi, eccheccazz) 

Effettivamente, fuori da Parigi e dalle grandi città, i francesi parlano quasi esclusivamente francese. 
In provincia però sono molto più gentili e cortesi che a Parigi e nelle grandi città, e dato che non spiaccicano non dico l’italiano, che non è spiaccicato manco dagli italiani, ma neanche un poco di inglese maccheronico,  sono  inclini a parlare con le mani e con i gesti (le orecchie del coniglio, le corna del toro).
E chi non parla francese fa altrettanto, si arrangia come può. 
Pollution de l'air. Levez les pieds.
Questa scritta lampeggiava su un cartellone luminoso sull’autostrada, a Menton, appena varcato il confine.
A me che  ne comprends pas le français,  sembrava volesse dire:
Lavate i  piedi (puzzoni) per non inquinare l’aria. 
Oppure, alzate in alto i piedi (puzzoni) e inquinate l’aria.
A proposito di puzzonerie, ancora non mi capacito sull’assenza del bidet. 
Bidet non è soltanto parola francese.  E’ un  figlio partorito e abbandonato.
(perdona loro che non sanno quello che hanno fatto!!)
Ma ci passo volentieri, sul bideicidio, e pure sul nazionalismo, perché in 10 giorni ho visto meraviglie. 

La Provenza  non è solo  lavanda e fiorellini sui tessuti e imposte tinteggiate di viola. 
E poiché da scrivere ci sta troppo, e pure troppo da ricordare, sperimenterò il resoconto di viaggio a puntate. 

Prima tappa/puntata:  gole del  Verdon e  Moustiers-Sainte-Marie e dintorni.


(si incazzeranno gli abitanti, dipartimento del Var, ad essere chiamati provenzali?)

Il lago di Sainte Croix e le montagne che ivi si specchiano sono un paradiso per  chi ha occhi e per gli amanti degli sport estremi: arrampicate a mani nude, arrampicate con il culo sulla bicicletta in pendenze al 75%, rafting, lanci e tuffi.
Per i mollicci come me, è un paradiso solo per gli occhi:  il massimo dell’estremo è una sfiancata in pedalò, a cui si deve necessariamente  aggiungere il rischio autoscontro (natantescontro?)
Di mollicci è pieno il fiume. 
Però mi aggrada che tutto sia libero, trovi da parcheggiare e ti fiondi sulla riva o sotto un albero, nessuno stabilimento balneare,  nessuna privatizzazione. 
Però dove mi sono fiondata io manco  nessun chioschetto per il beveraggiamento, mannaggia (è assolutamente necessario attrezzarsi , pena il rischio di tuffarsi e bere nelle fresche ma non proprio chiare acque del lago), solo le baracchelle presso le quali, previa lista da attesa (Comme tu t’appelle? Name, name. E poi, con il megafono: Cristine, Cristiiiine,  Luciò, Luciòòòòò!) è possibile affittare i pedalò le canoe i pneumatici da galleggio le tavole da windsurf e relative pagaie. 
(un’ora per il pedalò 15 euro, no scontrino, no carta di credito) 


A Moustiers-Sainte-Marie invece il parcheggio è un problema,  a meno di non voler conteggiare qualche altro chilometro in salita oltre la visita del paesello, tutto arroccato su una montagna, attraversato da fiumicello e cascatella. 
Graziosissimo, affollatissimo, turisticissimo. 
Occorrono poi polmoni d’acciaio e un clima clemente,  non certo i 35° e il sole a spaccapietre, per giungere alla trecentesca  Chapelle Notre-Dame de Beauvoir e al decantato sublime paesaggio che da li  si gode. 
La chiesetta e la stella dorata che congiunge due versanti della montagna li vedrò  da vicino la prossima volta. 
In autunno, o in  primavera , o quando  deciderò di smettere di fumare. 
[Mai. 
Occasione mezza persa.]

E tutto sommato, non val la pena  fermarsi a Les Salles sur Verdon.  
Di centri turistici spuntati  come funghi negli ultimi anni ce ne sono a bizzeffe in ogni dove.
Bauduen invece…
Mannaggia, solo di sfuggita! 
[occasione persa per intero]

(fine prima puntata)