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venerdì 14 giugno 2013

Gli esami non finiscono mai...

Il leitmotiv ricorrente nei corridoi, nelle aule, nel giardino e nella sala professori è “ma che la facciamo a fare questa presa in giro, è meglio che lo tolgano di mezzo, come alle elementari”.
Non è solo questione di abboffamiento da scartoffie, o di marcata  indisponibilità o incapacità a far da prestigiatori coi numerielli, ora che i giudizi sono stati sostituiti esclusivamente dai voti - non è cosa bella ammettere all’esame con una media e licenziare con una più bassa, non ammettere chi ti ha fatto schiattare in cuorpo tre anni? meglio levarsele da torno,  dopo  che abbiamo ammesso non  possiamo bocciare all’esame, che figura facciamo.

La presa di coscienza di un dato di fatto.
(una strunzata, ma che non si sappia in giro.)

Non avrebbero dovuto toglierlo neanche alle elementari: l’esame è (era) un  rito di passaggio.

Poi  capita, che tra tanti rodimenti di fegato,  Vincenzo, l’allampanato, il riluttante, lo strafottente, il ritardatario perenne al mattino perché il bar ha fatto tardi a cacciare la pizzetta , Vincenzo che nei compiti in classe al massimo  scriveva cinque righe striminzite e sgrammaticate, pressoreeeeeè, mi sfàsterio, ammesso all’esame – lui e tanti altri, come dice un collega, per santa intercessione della madonna del carmine –  sta lì seduto concentrato per tre ore di seguito, e scrive e scrive, tanto che  non credi a tuoi occhi.
Lo leggi, il compito di Vincenzo, che dentro le parole ci mette le paure e i ricordi, le ingenuità della sua età, e l’impegno e lo sforzo di utilizzare una lingua così diversa da quella parlata, e ti commuovi, e il sette/dieci che scrivi a caratteri quasi cubitali sulla facciata (maledetti indicatori!) vale più di un 10 e lode, e non puoi fare a meno di lasciare l’aula delle correzioni e andare in quella d’esame,  nella pausa tra le prove di lingue straniere, e abbracciarlo, bravo Vincenzo, e speri che faccia il bis, il ter, il quater, che non dimentichi gli elogi così plateali, così fuori luogo.

Che me ne fotte, del fuori luogo.

Nonostante gli esami, oggi sono stata felice.