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mercoledì 14 agosto 2013

Della Provenza e oltre: Camargue. (6)

Provenza è anche Camargue, un’area compresa tra i delta del fiume Rodano: zona  di paludi, di acquitrini, di stagni, di laghetti, di  uccelli, di tori, di cavalli e di butteri e gitani.
(nonché di grandi e gustose magnate)
E’ un luogo “orizzontale”, dove  gli spazi abitati e naturali non comunicano tra loro secondo un criterio gerarchico.
Si succedono e scorrono, e basta.
Non riesco a tradurre in altro modo questa strana  sensazione che unisce la “piattezza” alla libertà.
Aigues Mortes è il baluardo occidentale estremo della Camargue (la piccola Camargue) , Port-Saint Luois du Rhòne è quello orientale.
Quanto diverse, le due cittadine.
Nel mezzo, Les Saints Maries de la Mer.
(quanto diversa, questa cittadina).

Aigues Mortes ha il centro storico  inscritto in una  fortezza del XII secolo.
Tranne le tre strade centrali, piene di negozi di souvenir e di ristoranti, per il resto è il mortorio dei sensi.
Fuori dalla fortezza, la città nuova e il fiume, lungo il quale sosta un esercito di piatti barconi ristoranti, di barconi/case galleggianti,  di barconi arrugginiti, di barconi da trasporto.
E di barconi/battelli  che portano i turisti verso l’esplorazione dei canali.
Però a non capire una mazza di quello che dice la guida che con microfono alla mano accompagna nella traversata, il paesaggio pare tutto uguale, una monotonia tale da conciliare il sonno, salvo un ridestamento improvviso quando tra i canneti  si intravede una costruzione, manco la piramide di Cheope.
(un silos per la conservazione del riso?)
La gita in  battello prevede una sosta per poter osservare da vicino tori e cavalli camarguesi.
Due butteri, in uno spiazzo all’aperto tra i canneti, danno prova  della loro abilità nel guidare i tori nel recinto.
I tori sono di una potenza esagerata, quando corrono.
Però che tristezza questi spettacolini, come pure l’unica casa tipica camarguese che si vede dal fiume, lasciata lì (o ricostruita lì) apposta per far contenti gli spettatori.
(non ci andrò più sui battelli che esplorano i canali del Rodano, ecco)
Molto meglio aggirarsi sui bastioni della fortezza, nonostante il sole a picco sulla capoccia, nonostante il caldo, chè da lì lo sguardo arriva fino alle saline e oltre.
(Anche le Saline sono visitabili, a pagamento naturalmente, 9 euro il prezzo per salire sul trenino).

Les Saintes Maries de la Mer è un paese spagnolo, nonostante si parli francese.
La foto, e si capisce immediatamente, non è mia.
Non mi ricordo da dove l'ho presa.
 Tori, corride, paella, le case basse e bianche,  la chiesa/fortezza.
E’ il  villaggio  dove a maggio si riuniscono tutti  i Rom per la festa di  santa Sara la nera, la serva delle Marie che danno il nome al paese,  la cui statua è nella cripta della chiesa.
Ha davanti a sé una spiaggia lunghissima, divisa dai frangiflutti in tante calette.
Il mare ghiacciato.
(un mare tanto basso quanto freddo)
E’ qui che ho realizzato ancora una volta che non sarò mai sola, che  non potrò mai staccarmi dalle radici.
Una voce, anzi, un urlo si staglia nel silenzio, proveniente dal mare, ad  una ventina di metri dalla riva.
“Pascàààà, può venì, ccà  l’acqua è cavura!!”

A Port Saint Louis du Rhone c'è una delle bocche del Rodano.
Gentilissime le impiegate dell’ufficio turistico.
(Italiana?- si vede forse dalla faccia, fatto sta che l’hanno capito al primo sguardo e  mi hanno dato la mappa della città e le brochure in italiano, le uniche e sole in italiano, roba che manco ad Arles e Avignone)
E’ un paese turistico di serie b, perché nell’immediata periferia vi è  un'enorme area industriale.
Però.
Che bell'effetto fa il fiume che si interseca con il mare, nella smisurata lingua di sabbia che è  la Plage Napolèon,  creando  pozze d'acqua, come  mari lunari.
Lungo la strada che conduce alla spiaggia, si intravedono stagni, e forse fenicotteri rosa.
Infilando un viottolo sterrato, nel tentativo di raggiungere i fenicotteri, ho incocciato nei pirati.
Qualche bella casetta in pietra, qualche baracca, qualche ibrido tra casa in pietra e baracca.
Su alcune di queste nascoste case  sventola la bandiera del Jolly Roger.
Gli sguardi che si incrociano non invitano a restare.
(ma io ci resterei volentieri)

Anche dall’altro lato del paese, quello vicino al porto, c’è uno spazio enorme di riva.
Larghissima.
Qualcuno vi passeggia,  e chi guarda da lontano  ha la sensazione che quel qualcuno  stia camminando sulle acque, come Gesù Cristo.
E’ bellissimo.

Port Saint Luois e  Salin de Giraud sono paesi quasi dirimpettai. Il Rodano li divide. Per evitare di fare un giro lunghissimo, e arrivare da una sponda all’altra, si  può prendere un traghetto.
Chi ha l’abbonamento al mezzo di trasporto ha la precedenza nell’imbarco.
Gli altri pagano 5 euro ad auto (i pedoni e le bici passano gratis).
In tre minuti si è all’altra sponda del Rodano.
Saline de Giraud come paesello non ha grandi attrattive, ma ha appunto ha le saline.
Saline di Giraud
E l’ufficio turistico.
(Hanno uffici turistici in ogni pizzo, i francesi.)
Per vedere le saline c' è un punto di osservazione panoramico.
Un tempo, dice l’impiegata, anche lì c’era un trenino che permetteva ai visitatori di compiere un giro tra le vasche e le montagne bianche.
(ma preferisco così, la verità proprio)
Le saline hanno delle vasche completamente violette.
Chissà perchè.
(vabbuò, sicuramente qualche fatto di chimica, ma chi se ne fotte, si ammira uguale senza competenze)
Nell'ufficio turistico di Salin, l’impiegata è la prima e unica che parla bene l’italiano.
Una delizia, comprendere le indicazioni. E poi la signora è garbatissima, prodiga di spiegazioni e di suggerimenti
Peccato averla incontrata solo alla fine del viaggio, però.
Però.
Le ho detto della bellezza della plage Napoléon a  Port Saint Louis. Non ci era mai stata.
( Come uno che sta a Mergellina e non sa com’è Posillipo, più o meno).
Anche qui abbiamo una spiaggia molto particolare. Forse piace, forse no. Da vedere. Selvaggia in qualche modo. Non regolamentata.
E' la spiaggia di Pièmanson.
Anche questa foto non è mia. 
Un accampamento incredibile di caravan, tende, roulotte, furgoni, parcheggiati  direttamente sulla spiaggia,  cominciando da un centimetro dall’acqua, ingombra lo spazio per quanto è lungo l'orizzonte.
Pare  mappatella beach solo che al posto degli ombrelloni e delle sdraiette e degli asciugamani ci stanno camper caravan e tende.
Fa  strano vedere la signora coi capelli azzurrini che fa il cruciverba sulla seggiolina all’ombra della tenda della sua roulotte,   tutta sistematella,  accanto ad un camper con annesso recinto un cui si ergono i giochi per i bambini – privatizzazione di sabbia pubblica - , di sguincio ad una coppia di camper con tendone comune e tavolini apparecchiati posti  al fianco di un furgone a uso di camper abitato da ragazzi dall’aspetto  sciammannato.
Si avverte un senso di promiscuo e di disordine incredibile.
Proprio in riva al mare, che non si vede, si può solo immaginare, data la barriera di lamiere che gli si para davanti.

Fuori rotta e fuori dalle Camargue c’è  Martigues.
È di fatto il porto turistico dei marsigliesi.
Una città enorme e moderna che sarebbe potuta essere un bijou, invece è una città vassalla.
Il centro ê un'isola, con pochissimi ristoranti e niente souvenir.

Era un villaggio abitato da pescatori, l'isola, il centro.
Però anche  di qui conserverò il ricordo di qualcosa di strano, di anomalo, di mai visto: la  spiaggia fatta tutta da gusci di cozze e frutti di mare.
Solo gusci, nè sassolini nè poseidonia nè alghe né sabbia né pietre né scogli.
Un fondale di scorze.


Il viaggio è finito.
E’ un peccato, ma anche no.
Se non si torna, capace è che non si abbia poi l’immediato desiderio di ripartire.



In ordine, le tappe precedenti:
*il Verdon
*la piana della lavanda
*la terra delle ocre
 Arles e Les Baux
*  Avignone e Nimes