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sabato 25 giugno 2011

Asteco e cielo

Arrassusia mettesseme 'a pece, si no pò vene vierno e ce facimmo 'a croce, e vene 'o maletiempo (...)
L'asteco è il solaio dell'ultimo piano.
Un appartamento asteco e cielo è più caldo d'estate e più freddo d'inverno, se piove è  soggetto alle infiltrazioni d'acqua.
Arrassusia, giammai, nun sia mai.

Mi piaceva andare sull'asteco, sul terrazzo condominiale a guardare i tetti e le nuvole; le strade e le genti no, quelle non si vedevano più, e anche i rumori e le voci si attutivano.
Solo tetti e cielo (e le lenzuola stese).
"Asteco e cielo" ha sempre avuto una connotazione neutra, per me. Come dire sedia, cucchiaio (no, cucchiaio no), ripiano, lavatrice.
Non aveva traslati.

Non conoscevo la canzone di Enzo Avitabile.
(nel 2002 dov'ero? Ci sono tempi in cui il mondo di fuori si ferma tutto)
L'ho trovata in un racconto della Parrella,  "mosca più balena". Niente di che, il racconto.
E  neanche  la canzone, la verità.
Però.
"Asteco e cielo, o te mine o vole"
Mi ha stravolto la percezione dell'asteco. [Non è come dire terra e cielo]
Se stai asteco e cielo,  non hai scelta.
Dall'ultimo piano, o ti butti giù o voli.
[Arrassusia.]
Asteco e cielo ora mi inquieta.