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venerdì 15 marzo 2013

Blatte e fulmini


Ci sono incontri fulminanti, talvolta.
Boris Vian, ad esempio, e  La schiuma dei giorni.
La meraviglia del surreale che dice più del reale.
(un libro pieno di musica, disse de L'Écume des jours  una mia amica, e nonostante la cupezza finale, c’è una voglia irresistibile di vitalità, un vitalismo sfrenato  e dolce, melanconico talvolta)

Il Mar delle Blatte e altre storie è una raccolta di racconti visionari e surreali scritti da Landolfi.
(Il realismo magico, eco scolastico rimbombante)
Mi sarebbero dovuti piacere assai.
Invece c’è qualcosa di cattivo, in questi racconti di Landolfi.
(non tutti i fulmini fulminano)
Una sorta di inettitudine e di banalità che esige nella vendetta, anzi, nel desiderio di vendetta , il proprio riscatto.
Questa è la sensazione che ha dominato la lettura, unita alla convinzione che  in queste storie  imperi  una affatto sottile misoginia, declinata in tutte le forme del  simbolico e del visionario.
(per non parlare del  fastidioso prurito, e l’orrore che uno scaraffone di stramacchia si potesse essere infilato sotto la maglietta, friccicando sulla pelle con le zampe pelose)
Non mi riferisco solamente al primo racconto, Il Mar delle Blatte, di gran lunga il più notevole (per il secondo,  quello sulle nozioni di astronomia sideronebulare,  ho da fare le ripetizioni).
Penso anche al sogno dell’impiegato, dove  la moglie del capoufficio,  “di un’imponente venustà  eppur vivace, senza dire della sua notevole cultura”,  che era tenuta per donna inaccessibile, viene ritrovata come entraneuse   in un bordello, a chiamare pupo e cocco o bel bruno gli impiegati ivi giunti a trascorrere allegramente la serata.
O al racconto del lupo mannaro, dove  uno dei licantropi raccoglie la luna, un grosso oggetto rotondo simile ad una vescica di strutto, appiccicosa e molliccia ( e non lo so perché,  ma ho pensato alla luna come al femminino, ho associato quella  luna vescicolare all’utero, boh) e cerca di sopprimerlo infilandolo nel camino.
[stai fresco a voler uccidere la luna]
Nel  primo racconto,  Roberto, figlio sfaccendato dell’avvocato Coracaglina , si trasforma nell’Alto Variago, e per carpire l’amore di Lucrezia non esita ad attraversare il mare delle blatte, capitanando in guisa di pirata un veliero, per  giungere all’isola su un mare azzurro sotto un cielo azzurro,  passando prima per il rapimento, la sfida di seduzione  da svolgersi sotto gli occhi dell’equipaggio e del signor padre  e infine, persa la sfida (eheh),  lo schiacciamento sotto i piedi del rivale in amore. 
Il  desiderio di rivalsa  si concretizza in una visione cupissima, dove il debole  Roberto riesce a imporsi chiamando a raccolta le ombre degli inferi, punendo la donna che gli si è negata con l’umiliazione - attaccare i serpenti ai capezzoli che spruzzano fiotti di latte, marò!  -  rendendo l’antagonista in amore  un vermiciattolo azzurro.
Insomma,  c’è del morboso, e un morboso fine a se stesso, involuto, e assolutamente  privo di ironia.
Molto meglio le due zittelle.
Anzi, molto meglio la scimia.