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domenica 3 gennaio 2016

Memorie di un'astronauta donna

Chissà se lo ha letto Samantha Cristoforetti. 
(chissà se gli astronauti hanno letto nella loro infanzia  romanzi di fantascienza. forse per gli astronauti adulti i romanzi di fantascienza sono romanzi comici) 

naomi mitchison
Naomi Mitchison è stata una longevissima scrittrice (ha campato 102 anni), e si è cimentata in molti generi letterari. 
Anche nella fantascienza. 
Memorie di un'astronauta donna è un romanzo del 1962.
L'autrice, recita la quarta di copertina, “è stata (…) intensamente impegnata nell’attività politica e nella difesa dei diritti civili.
Memorie di un’astronauta donna – in verità quel donna  avrebbe dovuto già far scattare un campanello d’allarme , sarebbe bastato l’apostrofo, e quel donnafestadelladonnavivaladonna  è una marcatura spropositata –  dice sempre la quarta di copertina, “è una delle opere fondamentali della fantascienza speculativa”. 

L’astronauta Mary, esperta in comunicazione,  racconta dei suoi viaggi su altri pianeti e del suo lavoro, che consiste nell’avviare la  comunicazione con altri esseri senzienti: marziani, esseri radiali, bruchi e farfalle e altre ventricolate specie, e delle regole che guidano gli scienziati, prima di tutte evitare interferenze.
I terresti sono vegetariani e  aborriscono la violenza;  le femmine guidano le missioni spaziali, si scelgono i  fattori coi quali  ingravidarsi per avere dei figli di cui hanno cura solo un anno. 
Mary di figli ne ha vari, anche  ibridi - una concepita con un marziano - , e innesti. 
Mary è libera di scegliere la sua maternità, quando come e con chi. 

Per l'anno della pubblicazione del libro, forse fantascienza. 

Purtroppo il romanzo è  solo una traduzione in veste fantascientifica delle istanze femministe dell’autrice. 
(e vabbuò, pure quelle legate ai diritti civili in generale, volemosituttibene)

Sulla struttura narrativa pesa come un asteroide l’intento didascalico. 
Non sono l’impegno civile e la difesa dei diritti ad essere un errore, l’errore è pensare una storia rendendola esclusivamente  “veicolo”. 
Il risultato è un romanzo di  una noia mortale, aggravato dal fatto che  il linguaggio e lo stile, altro che piacere della comunicazione, rasentano il livello 0, io tarzan tu jane. 

Certo bisogna contestualizzare, siamo agli inizi degli anni ’60.
Però Solaris (che non ho ancora letto, ma conosco un pochino Lem) è del 1961. 
Naomi Mitchison sta a Stanislaw Lem come  la serie tv Spazio 1999 sta al film  2001: Odissea  nello spazio.

Forse è meglio che la Cristoforetti non lo legga.