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mercoledì 14 gennaio 2015

Mystic River. La morte non dimentica.

Non ho visto il film, dicono che sia molto bello.
Il libro lo è: teso, nervoso, inquietante.
Non solo per le aderenze al genere noir, ma soprattutto per i risvolti che sottendono il profilo psicologico dei personaggi e le loro relazioni.
Padri e figli, mariti e mogli, amici.
Della trama, non dico niente.
Della infelicità, invece…

Povero, povero Dave, destinato a diventare un licantropo non tanto per l’evento che lo ha trasformato in bambino che sfugge ai lupi, quanto per il vuoto pneumatico che gli si è creato attorno.
Un vuoto e un silenzio che Dave ha riempito con una ragnatela di omertà e menzogne dalle quale non è più riuscito ad uscire, e che lo ha reso due volte vittima.
Povero, povero Jimmy, che ha amato così tanto sua figlia da diventare un uomo nuovo, e per amore di sua figlia ha tirato fuori dall’armadio e fuori dai sogni gli scheletri , ed è tornato quello che era.
Povera Katie, che amava così tanto il padre da non potergli rivelare il nome dell’amato.
Povero Sean, attaccato ad un telefono ad ascoltare il respiro, non le parole della sua donna .
Il silenzio non paga mai.
(e se il fratello di Brendan non fosse stato muto?)

Nel sogno, Jimmy parcheggiava la macchina, prendeva con sé un vassoio di cartone con caffè e ciambelle, e attraversava il parcheggio verso il Mystic River. Le macchine sfrecciavano sulle rampe metalliche del Tobin Bridge sopra di lui, e Katie stava inginocchiata sulla riva del fiume insieme a "Ray e Basta", entrambi con lo sguardo rivolto verso l'acqua.
C'era anche Dave Boyle, con la mano ferita talmente gonfia da sembrare un guantone da baseball.
Dave era seduto su una sedia da giardino accanto a Celeste e Annabeth. Celeste aveva una specie di cerniera sulla bocca, e Annabeth fumava due sigarette contemporaneamente. Portavano tutti e tre gli occhiali da sole.
Tenevano lo sguardo fisso sul ponte, e avevano tutta l'aria di voler essere lasciati in pace.
Jimmy appoggiava i caffè e le ciambelle per terra, accanto a Katie, e si inginocchiava vicino a lei e a "Ray e Basta". Guardava l'acqua e vedeva il proprio riflesso, e quello di Katie e di Ray, mentre si voltavano verso di lui.
Ray stringeva tra i denti un enorme pesce rosso, che continuava a dimenarsi.
«Il mio vestito è caduto nel fiume» diceva Katie.
«Non riesco a vederlo» faceva Jimmy.
Il pesce guizzava fuori dalla bocca di Ray, finiva nell'acqua e si allontanava scivolando sulla superficie, senza smettere di dibattersi.
«Ci penserà lui a trovarlo» diceva Katie. «È un pesce cacciatore.»
«Sapeva di pollo» commentava Ray.
Jimmy sentiva la mano calda di Katie sulla schiena, poi quella di Ray sul
collo. «Perché non vai a prenderlo, papà?» chiedeva Katie.
Poi lo spingeva un po' avanti. Jimmy vedeva l'acqua scura e quel pesce guizzante venirgli incontro, e si rendeva conto che sarebbe annegato. Spalancava la bocca per urlare e il pesce ci saltava dentro, togliendogli l'ossigeno. L'acqua scura sembrava vernice, quando ci immergeva la faccia.

Certe connessioni e collegamenti sono a volte davvero inspiegabili.
Nonostante nel libro non ci sia niente di surreale, se non il crudele, ordinario destino, e con buona pace di Clint Eastwood, di Boston, dei Flats e del Point, e di tutto il resto, ho pensato ai segreti di Twin Peaks.