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domenica 2 settembre 2012

Ceci n’est pas la Belgique.

Se non ci fosse stata la mia amica italiana belgizzata per amore  e  grande sponsor di quel paese così poco reclamizzato, non ci sarei andata mica, in Belgique.
Ha ragione, la mia amica, quando dice che è un paese bellissimo (uno di quelli dove si vorrebbe abitare), e che non è affatto come può sembrare alle orecchie e agli occhi di chi non c’è stato e non ci vive.

Già solo il pensiero  che a Bruxelles c'è il centro nevralgico delle istituzioni dell’Eu, me lo faceva immaginare ingessato e assai assai formale.
(il paese dei burocrati)
Invece è proprio magrittiano.
(Magritte è davvero lo spirito de la Belgique)
Surreale, per certi versi.
In ordine sparso, alcune impressioni:

Museo del fumetto.
O meglio, il  pupazziello che lo segnala nel boulevard dove sono concentrati gli uffici amministrativi, tutta roba di vetro e cemento, palazzi modernissimi, rigorosi e squadrati.
Il pupazziello  piazzato lì, su un piedistallo, fa un effetto fortemente straniante.
(come mettere il museo di Pulcinella e relativa maschera nel mezzo del centro direzionale di Napoli, marò)

Moules.
Non è tanto per la cozza in sé, non mi fa  specie manco la quantità, sono cresciuta a zuppa e ‘mpepata, ma è per la presentazione.
Le moules te le portano dentro un pentolone con un coperchio fondo fondo che  viene utilizzato come contenitore dei gusci vuoti.
Magnare dentro il pentolone,  pescare le cozze nel brodo fino giù in fondo.
Con le mani, naturalmente.
La magnata delle cozze comporta l’inzevamiento delle dita e di tutto il resto.
E va bene così, anche nei bistrot chic.
(surreale!)


Cozze e  frites (ovvero le patate fritte, accompagnamento obbligatorio delle moules) stanno dovunque, pure tra gli allestimenti del parco davanti al palazzo reale.


Fiamminghi e valloni.
E’ bene informarsi del nome che hanno i luoghi nelle due lingue, altrimenti si rischia di prendere il treno da Bruxelles per Anvers e arrivare ad Antwerpen senza accorgersi che è la stessa città.
Dai cartelli e dalle indicazioni in francese si passa a quelli in neerlandese senza alcuna transizione o doppia lingua e viceversa.


Case.



Tutte con le facciate curatissime, quelle più antiche con i tetti a punta e a scaletta (ma chissà a cosa servono, i gradini sui laterali dei tetti), le case fiamminghe hanno conservato la struttura tradizionale attraverso il tempo.
Strette e lunghe, anche se modernissime. E’ la facciata a parlare.
Ci sono alcuni edifici  liberty che sono una meraviglia, come quello in foto, una delle case più strette della città,   che si vende  a solo unmilioneduecentomilaeuro: peccato, mi manca il  dispari. E anche il pari.
(naturalmente il giovanotto non è compreso nel prezzo)
Altrimenti, eh, cavolo, una lotteria, un gratta e vinci. Un sogno.






Cioccoielleria Marcolini.
Nei negozi di souvenir di Bruxelles i cioccolattini (industriali) si contendono il primato di sovraesposizione con il Manneken pis (altra stranezza, l’attenzione e l'affetto dei belgi per una statuetta piccolina piccolina di un bambino che fa pipì  e in tal modo alimenta la fontana su cui è piazzato. Un bambino che piscia! Il simbolo di Bruxelles!!)



Però ci sono le cioccolatterie artigianali che fanno tutt’altra cioccolata (marò, 800 chili in più) e sopra tutte la Pierre Marcolini.

Un palazzo d’epoca, bellissimo, e delle vetrine che manco Bulgari. La pralina come un diamante, un solitario.
(e i prezzi pure, ahemm. Vabbuò, in certi casi meglio non andare troppo per il sottile. O intenditore o golosone. Non si può essere tutte e due le cose, a meno di un biglietto della lotteria, di un gratta e vinci…)



Mim.
E’ il museo degli strumenti musicali, di ogni specie e foggia e provenienti da ogni parte del mondo Impressionante vedere quanti oggetti strambi siano stati creati per fare musica.
(ma che, quel coso suona?)
La visita si fa con le cuffie consegnate all'ingresso, e  automaticamente vengono riprodotti  i suoni di alcuni degli strumenti esposti, mentre si passa davanti le vetrine che li contengono.
Il piano terra è dedicato agli strumenti provenienti da ogni parte del mondo, mentre gli altri piani sono più “specialistici”,  strumenti musicali a corde e ad archi a mappate.
Più per intenditori che per curiosi, i piani alti.
Però anche il solo edificio, un meraviglioso palazzo liberty, val la pena. (e poi è a pochi passi dal museo Magritte, altra delizia)

Affreschi murali, installazioni, graffiti.
Ce ne sono tantissimi.
Da quelli di Hergè, il creatore del Tin tin nazionale, che occupano intere facciate di edifici, fatti, dice la mia amica, per riqualificare zone piuttosto smorte (e insomma, smorte), a quelli di artisti contemporanei.
Qui c'è un interessante scheda sugli affreschi murali.)
Ma ciò che mi ha impressionato è la tolleranza (tolleranza non è la parola giusta, ma comunque) verso certe manifestazioni artistiche piuttosto irriverenti.
Ecco, ad esempio mi chiedo se in Italia le Assicurazioni Generali avrebbero accettato di mostrare sul proprio edificio, sotto il simbolo e il nome, un murales così, lo scheletro di un animale che si magna il piccolo mannekel sulla nuvoletta.
Un artiglioso animale preistorico che incombe su Bruxelles.


E poi Bruges, Anversa.
Anzi, Antwerpen.
Ad Antwerpen, il Mas ha risvegliato ricordi di una vita fa.
Un’altra volta.
Un’altra volta anche in Belgio, però. Che strano e silenziosamente dirompente paese.