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martedì 5 agosto 2014

Hispanic trip: Bardenas Reales, Navarra.(4)





Cambio sipario. 


Sull’autopista che collega Barcellona a Saragozza  un cartello indica che ci si approssima al meridiano di Greenwich. 
Un arco segna la linea immaginaria. 
Eh, capita di emozionarsi anche per una cosa simile. 
(Concretizzare le astrazioni, il passaggio  dall’Est all’Ovest)



Così come repentino mi era sembrato il mutamento di paesaggio tra Francia e Spagna, tale mi è parso il cambiamento allontanandosi da Barcellona. 
Non sottovaluto l’autosuggestione, naturalmente. Però  prevale un che di brullo, di aspro,  di roccioso; di tanto in tanto spuntano  giganteschi  tori di cartone, incuranti della loro fumettistica  realizzazione:  solo la parte anteriore della sagoma è colorata, mentre il retro, rozzo,  rivela le assi e i sostegni per tenerli fieramente in piedi.
Tori che un tempo pubblicizzavano i vini Osborne, ora la Spagna intera. 

Nelle piane, vitigni. 
Tantissimi. 
Ah, il tinto!
Poco prima di arrivare al  campo base,  un delizioso e ospitalissimo albergo a Francavilla di Navarra,  per la prima volta vedo filari di viti preceduti da piante di rose:  tutte fiorite, rosa, gialle, rosse, arancioni. 


Penso che abbiano solo una funzione estetica, eppure mi chiedo perché proprio le rose, per quanto bellissime.
Un viticoltore lunigianense che invece la sa lunga, mi dirà poi che è usanza comune (eh, vedi a frequentare solo asfalto e plastica), e che la rosa funge da campanello di allarme per funghi e malattie, in quanto come la vite è soggetta agli stessi “pericoli”.
Il primo della fila è anche il primo a “cadere” (come i soldati).


Castildetierra

Il passaggio dal caos moderno di Barcellona al silenzio esteso di Bardenas  Reales  è straniante. 
Bardenas Reales è molto di più della sua immagine/pubblicità, è molto più del Castildetierra, una montagnella che sembra assemblata con la sacca del pasticciere,   sormontata da un cocuzzolino (la ciliegina sulla torta.)
Un tempo, si dice,  c’era una statua di Madonna, sulla cima). 





Navarra, Bardenas Reales
Bardenas Reales

Bardenas Reales è uno spazio larghissimo dove i rilievi sembrano sculture modellate  con panneggi e tessiture:  una meravigliosa opera d’arte naturale.
Non è neppure il deserto che immaginavo: l’acqua sgorga dal terreno rugoso come dal nulla, improvvisa, formando pozze, acquitrini,  stagni, laghetti, fiumiciattoli. 


Nei  ruscelli  sguazzano  dei gamberi neri. 
E  la volta del cielo sembra davvero una volta, con le nuvole che si dilatano e allargano verso l'alto e si assemblano verso il basso, come se venissero inghiottite dall'orizzonte.

Impronte di animali nella crosta di argilla spaccata.


Non è possibile fotografare il mormorare del vento, nè i versi  degli animali nascosti chissà dove, nei cespugli, tra le pieghe delle rocce.
Non è possibile fotografare l’ampiezza (nessun grandangolo per  quanto professionale ci riuscirebbe), e il dilatarsi dello sguardo e del pensiero. 
E’ un pò luna,  un pò Grand Canyon, con il vantaggio che è molto più facilmente raggiungibile di entrambi. 




Ecco, visitare le Bardenas Reales ha un qualcosa di laicamente mistico: difficile comunicare con le parole. 
Quelle di un preadolescente sono state: “Mi piace questo posto, mi sento come  Bear Grylls.

Navarra, Bardenas Reales
Bardenas Reales