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mercoledì 13 luglio 2011

Incontri ravvicinati e scontri di civiltà

Mi piazzo gli occhialini, e guardo lenta l'acqua. Un guizzo e lascio la terra. (mi sento sirena, o balena, o nuotatore).
Guadagno il largo, lontano dagli ombrelloni oni oni, e dal tanfo degli oli per scattanti lucide e perfettamente dorate carcasse umane (maledetto eritema, la pelle a pois)
Il mare è una tavola d'aria liquida, una finestra sul fondale ondulato di sabbia e rocce, e di pesciolini (quanti).

Mi coglie all'improvviso, acuminata, una freccia, una spina, un arpione.
Un bruciore irradiante e tirante, ma che è, un crampo no, sono sola in mezzo al mare, immagini di vortici che trascinano sul fondo, di pinne triangolari che si avvicinano, di piovre giganti e mostri sottomarini.
Una medusa, e che cazz, con un mare accussì grande.
Minchia, maledetta medusa, proprio sotto il mio culo ti doveva trascinare la corrente.
In impeccabile stile cane a tre zampe e maledizioni elevate a ennesima potenza, il bruciore dal sottopacca si è diramato alla coscia intera, guadagno la riva.
Ho appena il tempo di affidarmi alle cure di Santa ammoniaca per mano del solerte bagnino - scusi, signora, si deve piegare [pure, odiobbono] - che sulla spiaggia scatta l'allarme. 
O non è da sola, oppure mi ha seguita.
Fuori i bambini dall'acqua, un padre eroico e premuroso armato di secchiello, la circuisce, segue il suo movimento, annaspa sui sassolini, ma con un ratto colpo di mano, anzi, di secchio, la cattura.
I pargoli sono salvi. 
[vita mea mors tua]
Giunge l'animalista, la naturalista, la salvatrice dell'ecodiversitá.
Arcigna e decisa, intima e rivendica la rimessa in libertà della creatura marina.
"Nel mare deve stare, quella è la sua casa, lasciatela vivere"

Spero vivamente che alla prossima abluzione marina la signora, da gradita ospite, sia coccolata da un intero stuolo di creaturelle gelatinose, tanti abbracci e baci e miciumiciu pciù pciù.
Per coerenza sua,  non per altro.

(mal comune sarebbe stavolta triplo gaudio)