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mercoledì 18 luglio 2012

Tunnel

Mi è capitato altre volte.
Un paio di parole, una frase, un passo.
Ernesto Sabato - Il tunnel
[Un campanello, uno squillo, una tromba.]
E  così succede che un libro possa andare oltre se stesso, oltre la storia che racconta e galleggiare  per altro, per gli "effetti collaterali".
(ma dici a me?)

Avevo appena iniziato a leggerlo, Il Tunnel di Ernesto Sabato.
Il protagonista, misantropo autoironico (la specie peggiore, o migliore, questione di prospettiva), cerca di spiegare perchè vuole consegnare ad un editore la sua storia, la storia di un assassino.
Da pagina 10, più o meno.
Alla fine non se ne fotte nulla di ciò che possano pensare i probabili lettori, ma - dice - non è per vanità (ci mancasse) che decide di consegnare la sua memoria ai posteri.
A prescindere dai temi, dai contenuti and so on del libro, comunque una buona opera prima, il passo che ha prodotto non dico tromba, ma un'intera orchestra di (indicibili) pensieri, è questo:

"Riguardo la vanità non dico nulla: credo che nessuno sia sprovvisto di questo notevole motore del Progresso Umano. Mi fanno ridere i signori che tirano in ballo la modestia di Einstein, o roba del genere; risposta: è facile essere modesti quando si è celebri; o meglio, apparire modesti. Anche quando si pensa che non esista in assoluto, la si scopre all'improvviso nella sua forma più sottile: la vanità della modestia."

Ahemm. 
Non dico sanfrancesco, ma.