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domenica 20 ottobre 2013

Incubo di una notte di mezza estate (inizio autunno, meglio)

Shakespeare.
E chi non lo conosce, almeno per sentito dire.
La lettura  del saggio di Nadia Fusini,   sua traduttrice appassionata, "Di vita si muore",  ebbe  il devastante effetto di farmi sentire un’emerita ignurante,  dato che di Shakespeare poco e niente conosco in modo diretto delle sue opere,  in quanto lessi  soltanto “Romeo e Giulietta” - passato remoto a tutti gli effetti  - ,  nel pleistocene, mentre tentavo di imparare l’albionico idioma.
Testo in lingua originale con traduzione a latere.
(lessi la traduzione a latere)
Poi, di Shaskespeare  è rimasta solo la fama, e l’alone di grandezza tramandato in citazioni casuali, e il ricordo  incastonato nel film L'attimo fuggente, il sogno birichino di far l’attore nello stralcio della rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate.
“Se noi ombre vi abbiamo offeso, fate conto di aver dormito.”
Ora, posso vantare nel mio nutritissimo carnet anche la lettura integrale di codesta commedia, attinta direttamente dal web.


Un altro teatro, un’altra compagnia.
Una di quelle fatte da giovani attori, una di quelle che mettono in scena rappresentazioni per le scuole.
Devo far conto di aver dormito, non perché le ombre mi abbiano  offeso, anzi, i ragazzi sul palco son stati davvero bravi.
O meglio, non devo proprio far conto di aver dormito, se   tutto  l’ambaradan ha anche  avuto il merito di spingermi a leggere il testo integrale della commedia   per verificare fino a che punto è arrivato lo sfregio.
Chi, nel soggetto del  film  L’attimo fuggente , ha scelto proprio questa opera teatrale di Shakespeare, mica l’ha fatto a caso. 
(ci azzeccava proprio alla perfezione, Otello  non avrebbe avuto lo stesso effetto)
La finzione teatrale  nella finzione cinematografica conserva dell’opera di  Shakespeare il timbro lieve, giocoso e sognante e trasognato.



Tradurre è tradire.
(Anche reinterpretare è in qualche modo tradurre, dunque tradire)
Però c’è tradimento e tradimento.
Nulla impedisce di trasformare radicalmente un’opera, di contaminarla con altre, di  riprodurre pari pari dei versi o delle sequenze e di tagliarne altri, di fare aggiunte improbabili, sintesi, omissioni,   di creare degli ibridi.
Sarà alla fine una cosa diversa da quella da cui è partita.
Che lo si dica, però.
Non sarà più Il sogno di una notte di mezza estate, ma  potrebbe trasformarsi nell’incubo di una notte di mezza autunno.
Soprattutto se Puck è un metallaro con la faccia dipinta da  Jocker che sghignazza continuamente , se Oberon  sembra  Neo di Matrix, se le fatine indossano tutine in latex,  se la banda di artigiani è uno scomposto quartetto di vasciaioli parlanti (urlanti, la verità) solo in dialetto napoletano.
Soprattutto se si perdono totalmente di vista - date le mille distrazioni cabarettistiche e gli ammiccamenti all'estetica contemporanea -   il senso degli equivoci e le riflessioni sull’amore, sulla finzione, l’oscillazione tra il diosiniaco e l’apollino, la mescolanza tra dimensione onirica e vita reale.


(i miei ragazzi non ce li porto, ecco)