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martedì 23 agosto 2016

Viaggio in Portogallo [parentesi andalusa]: Minas de Rio Tinto, Siviglia, Cadice, Tarifa [8 ]

Si deve tornare, ma non subito.
Tra il percorrere il Portogallo a ritroso e l'arrivare a Barcellona attraversando l'Andalusia e la Mancha, la tribù a maggioranza relativa sceglie la Spagna.
[Josè, non è  un tradimento, capisciammè: la democrazia non è un'opinione]

Sull’autostrada il passaggio dal Portogallo alla Spagna è segnato dalla presenza, nella parte ispanica, di piante e fiori nello sparticorsie, e di festosi cartelli di benvenuto e arrivederci.
(olè,olè, andale andale)
Prima di arrivare a Siviglia, una delle città della parentesi andalusa, si fa deviazione verso Minas de Rio Tinto, Huelva.  
E’ stato ancora l’errare lungo le strade virtuali di google view a spingermi verso questo luogo:  il fiume rosso, il paesaggio extraterrestre.

Rio Tinto, Minas de Rio Tinto

A Minas de Rio Tinto c’è un museo, anzi più precisamente un parco minerario  davvero molto interessante e ben organizzato.
http://parquemineroderiotinto.es/?lang=en
L'impiegato  alla biglietteria ė gentilissimo. 
“No parlo italiano, ma parlo lento e ci entendiamo.”
( ha una voce  suadente, calda)
La fondazione Riotinto ha recuperato alcuni chilometri della vecchia linea ferroviaria che ora vengono percorsi da due antiche  locomotive con vagoni  restaurati.  
Si sale sul treno,   ultimo vagone, quello aperto.
Nonostante il cielo  coperto e qualche goccia di pioggia, fa un caldo allucinante.
La voce della guida giunge da un altoparlante e  accompagna durante  tutto il percorso. 
Spiega in spagnolo.
Non parla lentamente, non s’intende un cazz. 
Un’intera vallata scavata, scheletri di edifici e carcasse di impianti, montagnelle di detriti, di traversine di ferro e legno, di  pietre,  di sabbia. 
Alcune caprette si aggirano davanti ad una casupola sgangherata.
Di tanto in tanto fa capolino, come un serpente, il fiume.

Minas de rio Tinto
Una lingua violacea orlata di rosso. 
Il treno si ferma: mentre il macchinista cambia verso alla locomotiva, si ha il tempo di scendere e di passeggiare lungo il corso del rio Tinto. 
Non è vero che sembra di stare su Marte, come avevo letto da qualche parte, a meno che non si guardi il fiume senza il contorno: il contorno sono   gli  alberi. 
Piuttosto questo luogo ha qualcosa di luciferino, di infernale, per la furiosa commistione tra il  rosso e il blu violaceo del fiume, il giallo sulfureo della terra  e il verde degli alberi,  e per il caldo che soffoca e brucia. 
Un luogo  affascinante e inquietante. 
Indimenticabile.  

Si arriva a Siviglia accompagnati dal  calore terribile. 
Tremo al pensiero di girare in  cittá. 
(dovrò comprare un ombrello parasole, come fanno i cinesi, penso). 
E invece  tanto caldo non fa. 
Eh, le aspettative tradite. 
Immaginavo  Lisbona dolce e  l'ho vista caotica,  immaginavo Siviglia caotica e l’ho vista dolce. 
Siviglia si sveglia tardi.
 Alle 9 e mezza non c'è nessuno per strada.
Anche i monumenti sono chiusi, aprono tra le dieci e  le undici.
In  Calle Fray Ceferino González, accanto alla Cattedrale, alcune ragazze in abito da flamenco ripetono infinite volte gli stessi tre passi:  c’è  una troupe cinematografica al completo, si gira per un videoclip di una famosa (?) cantante indiana. 
Bollywood in trasferta.

Per dire di qualcosa di enorme, di gigantesco, nella lingua mia si dice “’na piazz ‘e Spagna”.
Penso che la plaza de Espana a Siviglia sia il riferimento più calzante.
Tra tutte le piazze di Spagna è la massima espressione di grandiosità e magnificenza, .
I vicoletti del barrio Santa Cruz sono deliziosi  e le vie del centro sono  ombreggiate grazie a  teloni bianchi  tirati da palazzo a palazzo. 
Un bel passeggiare e guardare.  
(altro che file sotto il sole cocente lisbonese, e sgomitamenti tra frotte di turisti)
Poi alla Triana,  sulla riva destra del  Guadalquivir,  dove restano le vestigia di tanti negozi di ceramica  ormai chiusi.


Sul lungofiume, vicino alle scale, un cartello di divieto che non ho mai visto in nessun altro luogo. 
Divieto di orinare. 
[Vale solo per i maschi?]





The tall ships race, la parata delle  grandi navi a vela,  si è spostata a Cadice
[Una persecuzione]
Forse Cadice offre meno attrattive di Lisbona, visto che la ressa non è solo sul molo, ma anche al suo esterno.
I vigili  regolano l'afflusso umano sin dai marciapiedi di fronte all'ingresso al molo.
Di Cadice, vista in modalità mordi e fuggi, oltre al castilo di Santa Caterina, ai gabbiani che hanno eletto i lampioni come casa, un gabbiano per lampione [guardiani], ricorderò un albero gigantesco, anzi due.
Ficus enormi. 
Le loro chiome ombreggiano l'intera piazzetta.
Ombrelloni  e tetto per i barboni.

Tarifa è il punto più estremo dell'Europa, con l'Africa di fronte, il Marocco a quattro bracciate.
Lì si incrociano Oceano Atlantico e  Mediterraneo.
Chissá se hanno un diverso colore, pensavo.
Acqua e acqua,  divisi dal ponte e dall’ isla de Palomas, acquisita ad uso militare e perciò impraticabile, oceano e mare hanno lo stesso colore, tuttavia tra il lato mancino e il lato destro cambia il  paesaggio:  l'Atlantico lambisce con le sue onde una spiaggia enorme, larghissima, dove dimorano alghe e surfisti;  il Mediterraneo bagna immobile,  quasi un lago,  una cala affollata di ombrelloni e bambini, e più il là, il porto.

Vorrei tornare qui. 
In inverno però.
Il tramonto sull'oceano -   e ancora più tardi, quando solo un alone rosa separa la notte dal giorno, e pochissime sagome si muovono nere sull'orizzonte -  è un incanto.
https://alea-iactaest.blogspot.it/2016/08/viaggio-in-portogallo-algarve.html

https://alea-iactaest.blogspot.it/2016/08/viaggio-in-portogallo-lepilogo.html