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domenica 29 dicembre 2013

Better not to bet

“Iamm, facciamo una scommessa, mi leggo un libro che dici tu, uno di quei palammetri  che piacciono agli intellettuali, poi mi metto a studiare bravina bravina, mi faccio le ricerchine, e sfornacchio un commento di quelli uammamà.”
Il libro mi è stato passato. Anzi due, meglio abbondare.
Due libri di racconti di tale Dagerman Stig,* mai sentito nominare prima (vabbuò che novità)
Prima ancora di addentrarmi nella lettura, butto un occhio sul web.
Svedese, non tedesco, come il nome di primo impatto mi aveva suggerito. 
Suicida a 31 anni. 
Oilloco. 
Perché è inevitabile pensare alla beatificazione letteraria di chi ha raccontato la disperazione e alla disperazione ha ceduto. 
[David Foster Wallace e Breece Dexter John Pancake, I primi nomi di giovani scrittori suicidi che mi vengono in mente.] 
Anarchico, tant’è  che la pagina in italiano che accoglie maggiori informazioni biografiche è una pagina di Anarcopedia (marò, e quante pedie ci stanno!)
Una vita che, indipendentemente dalla qualità e dalla novità della scrittura, può alimentarne il culto. 
Non so quanto questo ingombro, o pre-giudizio, possano avermi condizionata. 
(mannaggia alla capa mia)
Di certo tutta il tempo della lettura, un tempo lunghissimo, data la brevità dei testi, è stato impregnato da un senso di sconfitta, di desolazione, di cupezza. 
Soprattutto perché, già da subito, ho capito che avrei perso la scommessa.


Ma anche no.

http://poostiiilleee.blogspot.it/search/label/Il%20viaggiatore


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