Visualizzazione post con etichetta Peniche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Peniche. Mostra tutti i post

lunedì 15 agosto 2016

Viaggio in Portogallo: Óbidos, Peniche [ 4 ]

Óbidos è un borgo medioevale racchiuso tra le mura del castello. 
Si conserva quasi intatto.
Ho il sospetto che sia una cosa “eccezionale” per il Portogallo. 
Questa eccezionalità è sfruttata massivamente, poiché per più di tre settimane in estate, dal giovedì alla domenica, il paese si trasforma nel palcoscenico di una gigantesca rievocazione storica: locande, arti e  mestieri, tornei, spettacoli, intrattenimenti e cotillons; i visitatori possono pure affittare un costume per partecipare da comparse al tuffo nel passato. 


No, non ho partecipato al mercato medievale. 
Ho scelto di andare ad Óbidos in un giorno di tregua. 
Lo avrebbe fatto anche Saramago. 
 Quando l’ha visitata lui il mercato ancora non si faceva:


Óbidos per i gusti del viaggiatore, dovrebbe essere meno infiorata. I fiori, che, come qualunque persona normale, gli piace vedere e annusare, qui sono troppi, un inutile belletto: il valore cromatico del bianco delle pareti è sminuito dalla massiccia quantità di giardinetti, spalliere di verzura che ricadono dall’alto dei muri, aiuolette da cui salgono rampicanti di vario colore e forma, vasi alle finestre alte. (…) 
Ma Óbidos merita il resto delle lodi. Può anche darsi che la cittadina abbia un modo di vivere un po’ artificiale. Essendo luogo obbligatorio di passaggio e sosta di visitatori, si è approntata bene per fare non una, ma tante fotografie, preoccupandosi di venire al meglio in tutte. Óbidos è un po’ la signorina di un tempo che è andata al ballo e aspetta che la invitino a danzare. La vediamo tutta composta nella sua seggiolina, non batte ciglio ed è seccatissima perché non sa se il ricciolo sulla fronte si è disfatto con il caldo. Ma, insomma, la signorina è proprio bella, non c’è che dire.”*

Si può percorrere l’intera cinta muraria del borgo. 
Non è cosa   complicata, se i piedi non sono doloranti e le scarpe comode: le pietre sono lisce e sdrucciolevoli.  
Ma si fa.
Solo dalle mura che affiancano la porta principale si ha la visione globale del guscio di pietra che racchiude le case, le viuzze, le piazzette.
E’ proprio bella Óbidos, non c’è che dire. 


Anche ad Óbidos al mattino c'é la nebbia, e fa fresco. 
Il proprietario del bed and breakfast sembra un  nobile intellettuale di altri tempi  nell’incedere, nel sorridere, nel  parlare a voce bassa e nella misura dei gesti.
La sua casa odora di incenso, sembra di stare in una chiesa. Il giardino è pieno di fiori.
Il gentiluomo ci da molte indicazioni su cosa vedere e cosa comprare, ad esempio un’artigianale Ginjinha, il tipico liquore di amarene. 
(berla in un bicchierino fatto di cioccolato fondente è vera goduria) 
La produce da generazioni una famiglia di  Óbidos: la vendita avviene nel retrobottega di un emporio, come tanti anni fa, senza etichette e senza scontrini.  
Tesori nascosti. 

Su consiglio del gentlemen si fa un fuori programma: la laguna di Óbidos
E’ vicina a  Foz Do Arelho, un paesello che ha degli straordinari affacci panoramici sulla scogliera. 
Tra  dune di sabbia e spuntoni di roccia  ( ma come fa ad esserci la sabbia cosi in alto, cosi verticalmente lontano dal mare?) c'è un camminamento di legno:  passerelle e di tanto in tanto pedane con  sedie di legno girevoli che consentono di vedere a 360° il panorama.
E di farsi inondare dal vento in ogni direzione. 


Sulla sabbia della laguna sembra che ci siano poche  persone. Eppure non c'è un buco per parcheggiare l’auto. 
Nella distesa naturale gli uomini sono formichine.

Una quarantina  di chilometri più a sud c’è  Peniche.
Italianizzandolo, il  nome suona  adatto, Peniche evoca penisola: peniche è una penisola.

In portoghese la parola Peniche è solo un nome proprio. 
Il primo impatto è caotico. 
Casermoni, casone, palazzoni, albergoni, tutto grosso alto invadente. 
Uno stranissimo contrasto, percorrendo la Estrada Marginal che gira tutt'attorno al perimetro della penisola, è vedere da una parte  le rocce delle scogliere, nere, selvagge, tagliate di netto, quasi affettate, e dall’altra i  capannoni industriali, orripilanti ammassi di lamiere ondulate.

Non si possono voltare le spalle al mare, in Portogallo. 





* Viaggio in Portogallo - Josè Saramago