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sabato 11 febbraio 2017

Il partigiano Johnny

Il partigiano Johnny è un libro sulla Resistenza, e si sa.

E’ un libro in larga parte autobiografico e neorealista: Johnny è Beppe Fenoglio, sbandato come lui dopo l‘8 settembre, arruolatosi come lui prima nelle file di partigiani rossi, poi in quelle degli azzurri, i  badogliani: i capi partigiani, le vicende della città di Alba e dei paesi delle Langhe, le non-azioni degli inglesi e quelle dei repubblichini e dei tedeschi sono reali, storicamente documentate e anche
questo si sa.

Il partigiano Johnny è stato pubblicato postumo: l’assemblaggio dei capitoli è dovuto ai curatori che hanno “manipolato” varie “versioni” fenogliane del testo, e anche questo si sa.
E allora, perché leggere un libro di cui già si sa?

[Soprattutto, perché leggere Il Partigiano Johnny avendo letto altri romanzi brevi che in qualche modo sono una costola del suddetto?]

Dire che è bellissimo potrebbe bastare, ma anche no.
Ci sono temi e tracce presenti in altri racconti lunghi, Primavera di bellezza e Una questione privata,  ma in questo romanzo l’accento è calcato sul senso di disfatta, di “sbandamento”, che non è - in riferimento all'uso del termine nel racconto - solo il momento in cui le formazioni partigiane si scompongono dopo il massiccio attacco dei repubblichini e dei tedeschi: è una condizione intima, individuale e collettiva, di fronte alla necessità di fare e alla disperata consapevolezza di poter fare poco più che pochissimo o niente.
[se pochissimo può dirsi liberare un paese sapendo di non poterlo “tenere” per più di 15 giorni, se pochissimo può dirsi offrire cibo e alloggio rischiando la vita, se pochissimo può dirsi affrontare il nemico ed esser certi della disfatta, se pochissimo, attualizzando e assolutizzando, può dirsi sopravvivere alle bufere della vita].
Oltre a Johnny, oltre ai suoi  compagni, ci sono i contadini. 
Quanta dignità, quanta. 
La vecchia della Langa e la sua cagna sono indimenticabili. 
(Vecchia a cinquantanni, urca)

Straordinario, rispetto ai romanzi brevi,  è il linguaggio: incrostato di parole ed espressioni anglofone [il mellow sole e la mareante erba], di aulicisimi [nictalopa curiosità e rapinosa tristezza], tessuto in fili di lancinante poetica bellezza.

Johnny andò verso una tetra notte previa d’un goalles giorno vuoto e fremitoso, e senza fine. Nel greve cielo dove le stelle erano, appuntate come sul velluto, un aereo gemeva, con una infinita coscienza di minuscolità, sempre sull’orlo del naufragio. Era un apparecchio di sconosciuta nazionalità, forse waged e pilotato da un moderno aeronautico capitano Nemo, che la voce popolare asseriva mitragliasse tutte le luci violanti l’oscuramento, in una fanatica istanza di tenebra assoluta.