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domenica 10 agosto 2014

Hispanic trip. Paesi baschi: San Sebastian, Mundaka. (6)


Cambio, cambio, ancora cambio sipario.
(e come mi piace la varietà!)
Stavolta escludo l’autosuggestione.
Il paesaggio, da Pamplona alla costa, muta  in modo radicale.
Verde, verde, ancora verde:   monti ricoperti di abeti, casarelle in stile altoatesino con tetti spioventi e soffitti bassi, microfinestrelle con imposte di legno e fioriere ai davanzali.
E un cazz di freddo.
A solo 20 chilometri dalla costa sembra di essere in Svizzera.
Pure l’Euskera, la lingua dei cartelli e delle indicazioni stradali, è così diversa dallo spagnolo, così dura, così “consonantica”, piena di K e di Z, da sembrare una lingua ugrofinnica.
(lo so, lo so, è invece una lingua “isolata”)

San Sebastian è una città grande.
La città vecchia non ha nulla del villaggio di pescatori che chiossape come si era delineato nei miei pensieri.
Gli alti palazzi,  eleganti e signorili, mi danno  l'idea di una colonia marina per  benestanti  signori  spagnoli dell’entroterra.
E a proposito di colonie, molto in voga sono quelle infantili.
Campi estivi, nella versione moderna.
Sulla playa de la Concha,  nonostante il cielo grigio e la temperatura  "freschetto andante",  davanti ai miei occhi vi sono  almeno 4 blocchi di mocciosetti  tenuti sotto rigido  controllo da giovani animatori/educatori .
Un gruppo compatto saltellante in acqua ( ma le bronchiti? i raffreddori?)
Un altro sulle scale a scuotere piedini e infilare calzini e scarpette.
Non solo sulla spiaggia, ma anche nei piccoli parchi che punteggiano la città ci sono gruppi di bambini  vocianti urlanti scalmanati e ragazzi con fazzoletti rossi o gialli o verdi o magliette monotinta  che richiamano all'ordine con voce rauca: Josééééééééééé, Mariooooo.
San Sebastian è “cresciuta”  come una città per ricchi, je pense, e rimane tale.

Di delizioso ci sono i pinchos,   delle fette di pane con sopra appoggiata la qualunque: polpo al sugo, pezzi di baccalà fritto, salumi, formaggi, pastrocchi di verdure e uova,  verdure grigliate, salsiccette, calamari e ogni altra cosa commestibile possa venire in mente.
Ne  ho visto uno con pancetta croccante, uovo piccolissimo (di quaglia?) salmone affumicato e formaggio.
(non l’ho assaggiato, troppo guazzabuglio)

La bruschetta elevata alla massima potenzialità.
Pinchos

Ma sfiziosissimo  e  unico è  il principio dell’ape e del fiore che governa la modalità di consumo del pincho: si entra in un locale, si sceglie uno o più pinchos servendosi direttamente - dal bancone al piatto - , si paga il corrispettivo dovuto per i pinchos scelti (da 1,30 euro a 5 euro per pezzo, a seconda della “copertura”),  si accompagna con un bicchiere di birra o vino, e poi si continua  provando i pinchos di un’ altra jatetxea  e poi di un'altra ancora; lunghe teorie di tabernas e di banconi stracolmi di pinchos si succedono nelle strade del centro storico, soprattutto in Kalea 31 de Agosto.
Tambasiare di taberna in taberna  fino a che l’aperitivo sostituisca il pranzo, la merenda e pure la cena.
Come l’ape con il fiore, appunto.


Mundaka  è un piccolo borgo situato  nella  Riserva della Biosfera di Urdaibai, all’estremità dell’estuario del fiume Oka.
E’ il paradiso europeo dei surfisti.
Dicono.
Dei principianti, sicuramente.
Acquattati come patelle sulle tavole, ne ho visti tanti. 

Di quelli che volano sull’onda, manco mezzo.
Non ho visto manco l’onda, la verità.
Mundaka


Invece di quelli che volano sulla tavola e basta, gli skaters, ce ne sono  eccome.
Anche sui muri.


Playa de Laidatxu


La spiaggia di Laidatxu  è una profonda lingua di sabbia che si insinua nella costa rocciosa.
(una costa frastagliatissima)
In poco tempo la bassa marea scopre  lunghe oasi di sabbia, le due rive del fiordo sembra possano essere raggiunte a piedi senza bagnarsi.
Di sera  si va a raccogliere le ostriche.
Gli scogli ne sono pieni.



Il mare entra a Mundaka e Mundaka si  protende sul mare: passerelle, piattaforme, scalette, corridoi in metallo sono stati costruiti  in più punti della costa per permettere agevolmente il passaggio in acqua.
Ma il mare, mondo boia, è di un freddo gelido.

Sull’altra riva dell’estuario  c’è la spiaggia di Laida.
Playa de Laida

Bellissima.
Chiusa da Capo de Ogono, si accoccola  la spiaggia di Laga
Ancora più bella. 
Camperisti liberi, molti gggiovani.
(cape pazze, si capisce)
Qui ci sono i anche i surfisti, quelli veri.
Al tramonto, alle dieci di sera, sembrano gabbiani.
Playa de Laga



porticciolo Mundaka
Mundaka

Piove.
Piove e le previsioni non promettono nulla di buono.
(pioverà anche domani, e l'altro domani ancora)
Dato l'aspetto scandinavo di questa zona, e il verde verde verde delle alture, mi chiedo se la pioggia non sia la costante, e non l'eccezione che come la nuvola di fantozzi perseguita me dovunque vada.



E mannaggia, come si fanno le escursioni nei boschi con la pioggia?