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mercoledì 24 agosto 2016

Viaggio in Portogallo: l'epilogo. Gibilterra, Cordoba, Consuegra [ 9 ]

Granada o Gibilterra?
La  risposta al quesito, per coerenza verso l’extra andaluso, sarebbe dovuta essere Granada.


E invece, complice la Brexit - chiossape poi se diventa uno scassamento di balle maggiore varcare il confine - ma soprattutto complici le bertucce – le scigne! - viene preferita Gibilterra.  
Mi piego alla scelta, maggioranza assoluta stavolta,  per un motivo parasentimentale, per qualcosa che si lega a un'idea romantica di vicinanza.  

Dalla rocca la vista  abbraccia due continenti e tre nazioni. 
All’Europa Point, vicino al faro  c'è una moschea.  
[Ho scoperto che è stata finanziata dai sauditi. Disappunto].

E’ bruttina  Gibilterra
Contiene in un territorio minuscolo ogni capadicazz del Regno Unito : distretto militare con tanto di filo spinato e carrarmati; la strada dello shopping, il distretto portuale e quello  industriale, le red cabine telefoniche che in  UK stanno solo nel museo, i casermoni dei quartieri popolari, le villette eleganti dei milord di campagna, i pubs, le casette a schiera addossate nella bellissima Sandy Bay e pure la riserva naturalistica, ovvero la cosa più famosa di Gibilterra, ovvero The Rock.
Vi si accede con la funivia, con i taxi, con i pulmini e i bus turistici, con le auto dei residenti o a piedi. 
Ponte sospeso Rocca di Gibilterra
Si opta per quest’ultima economica e salutare   soluzione.
Dal monumento alle colonne d'Ercole è un salire  bello, ombreggiato, anche faticoso e spesso offuscato dalle nuvole di smog emanate dai taxi, dai pulmini, dai bus, dai camioncini che in un via vai continuo trasportano i culi pesanti all'Apes Den, dove ci sono le scimmie, che nonostante gli avvisi - do not feed the macaques (ma non erano bertucce???) - sono indifferenti ai turisti, stanno lì  a fare mostra di sè mentre si spidocchiano o saltellano sugli alberi o sui parapetti. Se cogitassero...
 Chiossape che penserebbero delle torme di turisti che guardandole fanno oooh.
(embè? Non ti sei mai guardato allo specchio?)
Continuare oltre l’Apes Den è impossibile.
Troppo caldo.
 Il ritorno lo si fa passando per  la Royal Anglian Way, ma soprattutto per il  ponte sospeso inaugurato il 21 giugno di quest’anno, che oscilla, marò e quanto vibra, e offre una veduta al cardiopalma spettacolare.





A Cordoba c’è ancora più caldo che a Minas de Rio Tinto. 
(al peggio non c’è mai fine)
Fa lo stesso effetto che si prova aprendo un forno in cui sta cuocendo il pollo, solo che il getto di calore è costante, continuo. 
Eppure, nonostante le sfavorevoli condizioni climatiche, trovo Cordoba incantevole. 
Ha conservato più di altre città andaluse un'impronta orientale, araba.
La mesquita/cattedrale è bellissima. 
Gli elementi cristiani, baldacchini, statue, altari,  sono appiccicati sopra, quasi posticci. 
Ciò che incanta sono  la selva di colonne, il giardino di aranci, le decorazioni ad arabesco, i ricami di oro e gli intarsi. 
Sono i  patii con le mattonelle dipinte e le piante e i vasi e i larghi lampadari  in ferro battuto.
In nessun luogo della Spagna ho visto tante famiglie di  turisti "musulmani'- è  facile riconoscerle dalle donne con il chador o il velo.
Chissà "come" pensano alla cattedrale di Cordoba. 
Chissà se si sentono   come un italiano davanti alla Gioconda al Louvre.  
Ma fa caldo. 
Fa così caldo che non si riesce a gustare appieno la silenziosa bellezza delle viuzze fiorate, strette strette, serpentine di luce e di ringhiere. Portoni ritorti e lavorati.
Fa caldo anche di notte,   sul ponte romano, pieno di gente che va avanti e indietro. 
Nessun ristoro è dato dalla vicinanza con l'acqua; il Guadalquivir,  cupo verde sul giallo dei grandi contrafforti, non spegne il bruciare dell'aria.
Nella piazza de las Tendillas   ci sono getti di acqua che fuoriescono dal pavimento, come a Salisburgo, ho ricordato.
Bambini in costume da bagno giocano a spruzzarsi, a farsi spruzzare, a schiacciare con le manine la colonna d'acqua. Vorrei essere bambina.
Ma la consapevolezza dei miei anni non mi ferma più di tanto, faccio una passeggiata tra i flutti, qualche spruzzetto giova all'umore.
La piazza della Corredera si sta attrezzando per la sera. 
Ora è vuotissima: un rettangolo enorme ( ah, ste piazze di spagna!) totalmente chiuso dai palazzi.
Gli edifici  hanno file di balconcini o finestre tutti uguali: sembrano i palchi di un teatro.
La piazza è  palcoscenico.

L’ultimo tratto della strada  verso il ritorno si fa calcando i luoghi del Quijote.
La Mancha. 
A Consuegra c’è il castillo de la Muela, ma soprattutto ci sono i dodici mulini giganti che hanno ispirato Cervantes.
(mi chiedo se il caldo  abbia influito sulle allucinazioni del Chisciotte)
Sono in fila sul crinale di un rilievo solitario nella vasta piana assolata. 
Fanno un gran bell’effetto. 
La strada del  Quijote rimane incompleta. Sarebbe dovuto essere ancora El Toboso,  dove c’è la casa in cui visse la donna che ispirò il personaggio di Dulcinea, e Campo de la Criptana.
Non tutto è prevedibile in anticipo. 
E’ ora di rientrare davvero.

Tutto è iniziato con un libro e si interrompe con un libro. 
Anche se non si è più in Portogallo.

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”    
Josè Saramago -  Viaggio in Portogallo




Le tappe precedenti

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