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mercoledì 15 giugno 2011

Il seccatore

*"Il seccatore è necessariamente un uomo, un maschio."

[Ha ragione, Carlo Emilio Gadda.
Nel negozio, oltre al commesso, c'è un altro cliente.
Ciao - mi dice esponendo una cerniera dentaria a 180° - ti ricordi di me?
Mai è successo che tale frase me la rivolgesse una donna, una femmina.]

*"Non dico lo cercheremo, perchè non c'è bisogno di cercarlo: ci penserà lui a farsi incontrare dove meno lo si aspetta, ad abbordarci nella folla, a tirarci per la giacca, ad avvilupparci di colpo nelle spire imprevedute della sua cordialità, a testimoniarci con interminabili salive il suo rimemorante entusiasmo per la nostra persona. (...)
E atteggio il volto a letizia, una letizia da cui trasuda il disappunto. "Di chi si tratta? ": vo subito cercando nel catasto di memoria. E' il vecchio compagno d'università, di cui mi è sfuggito il nome per sempre quando ho battuto del capo nel condensatore della turbina gigante, a Cornigliano? E' il commilitone dell'altra guerra, che se l'è squagliata con una ferita al pollice la vigilia dell'undicesima offensiva? E' il poeta di Castelfidardo che mi è stato presentato con altri ventidue poeti a Genzano, al convegno di poesia dei Castelli? Quello che abita a Castelfranco, in piazza del Castello? che poi m'ha mandato il suo volume, che la posta l'aveva perso, e allora me ne ha mandato un secondo, che l'ho certamente a Firenze, ma non ricordo più dove l'ho messo? Come s'intitola il suo volume, diobono? Garofano per Susanna, mi pare. Macchè garofano! Non s'intitolava Smarriti nel roveto? o Perduti nel pruneto? No, no, aspetta: non era smarriti e non era neanche perduti: era Cuori nel forteto. Cuori nel forteto, ricòrdalo. Ma questo qui non è lui, dà retta. Sai chi è questo? E' il secondo marito della coinquilina di via Po, di quella signora del sesto piano con quelle palle nere al collo che le era andato il marito sotto il tram e continuava a soffiarsi il naso dal dispiacere..."

[Non mi ricordo. Annaspo tra la moltitudine di visi che emergono da luoghi e tempi diversi, annaspo. Ombre.]

*"Nel mio cervello è a turbinare una tromba di polvere, un viluppo di congiunture disparate. Licenzio all'azzurro vertiginose avemarie, onde herziane delll'angoscia verso il trono celeste. La mia divina ausiliatrice avrà pietà di me, come sempre, con la tacita arte del suggeritore mi illuminerà del suo consiglio, mi soffierà dolcemente in un orecchio, senza farsi udire, il nome del condiscepolo, del commilitone, del poeta, del secondo marito della mia ex-coinquilina di via Po. Il nome, il nome: Fiorenzo Restìto, no Lorenzo Arrostito; Fiorenzo fiorenzo! Restìto, Restìto..."

["Eravamo nella stessa classe  alla scuola media, non ti ricordi?" 
No, non mi ricordo. In mancanza d'altro, repente la memoria fissa la foto di gruppo di fine anno, passa in rassegna la fila degli accovacciati, dei seduti - mi riconosco - degli spilungoni in piedi, Simona, Patrizia, Marcello...
Marcello? Eh, no.
Marcello no. Non può essere.
Degli altri volti anche  il ricordo della foto ricordo manda tratti indistinti e indefiniti, sfumati in nebbia.
"Sono Antonio."
Meno male, non è Marcello.
Ma.
Se si fosse fatto i fatti suoi, il seccatore, io e la mia memoria saremmo state più quiete.]


* Il seccatore, 1955. In Racconti dispersi, di Carlo Emilio Gadda.