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giovedì 11 maggio 2017

Solaris - Stanislaw Lem

Solaris è un pianeta della costellazione dell’Acquario dominato da due soli, ricoperto da un Oceano gelatinoso, una “macchina plasmatica” da cui vengono generati e a cui tornano, liquefacendosi, architetture gigantesche dette Mimoidi, o Longoidi, o Simmetriadi.

Disegno di Alex Andreev

Solaris per anni è stato al centro delle attenzioni degli scienziati, che hanno installato, sospesa sul vivo magma, una stazione di ricerca.
Il dottor Kelvin, arrivato alla Stazione per collaborare con il dottor Gibarian, si accorge subito che qualcosa non va.
Apprende dal ciberneutico Snaut, confuso come se fosse ubriaco, che Gibarian è morto, mentre l’altro scienziato è barricato nel laboratorio.

Cosa ha sconvolto il team della stazione?

L’oceano agiva, eccome, solo che lo faceva secondo categorie diverse da quelle umane: invece di costruire città, ponti o macchine volanti, invece di aspirare a conquistare lo spazio o ad attraversarlo (cosa che i difensori a spada tratta della superiorità dell’uomo consideravano un nostro inestimabile atout) si dedicava a un’interminabile attività di trasformazioni, all’«autometamorfosi ontologica»”.

L’Oceano genera "visitatori", ovvero copie di esseri umani attingendo direttamente dai ricordi degli scienziati.
Ad ognuno assegna il proprio visitatore: a Kevin tocca sua moglie, morta suicida dieci anni prima.

Chi sia il donnone con il gonnellino di paglia che giace sul cadavere di Gibarian, o il bambino che scalpita nel laboratorio con il dottor Sartorius o chi sia stato il visitatore di Snaut non è dato sapere, ma poco importa, perché l’essenza del libro di Lem è che nulla è dato sapere, non solo ciò che è altro dall’Uomo – un cuofano di studi, indagini, ipotesi, teorie sulla natura di Solaris e sui fini del suo farsi e divenire, così tante e accurate da sembrare corrispondere ad una vera bibliografia: ho avuto più volte la tentazione di cercare su wikipedia informazioni sui vari scienziati che nel libro si sono occupati della Solaristica - ma anche ciò che è nella natura intriseca dell’uomo:

L’uomo era andato incontro ad altri mondi e ad altre civiltà senza conoscere fino in fondo i propri anfratti, i propri vicoli ciechi, le proprie voragini e le proprie nere porte sbarrate”.

Solaris è giustamente definito un libro di fantascienza filosofica: è una riflessione sui limiti della capacità di comprensione degli uomini, e sui disperati e incessanti tentativi di superarli.

Come sperate di comunicare con l'oceano se non riuscite a intendervi tra di voi?”

[La luce e i colori generati dai due soli, le concrezioni e le protuberanze dell’Oceano; il perturbante realismo del dibattito scientifico. 
Solaris non era ed ora è.
La capacità dell’uomo di comprendere l’esistente è inversamente proporzionale alla capacità dell’uomo di immaginare l’inesistente.]