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venerdì 19 agosto 2016

Viaggio in Portogallo. Lisbona: Sintra, Belém [ 6 ]

Pozzo iniziatico
Pozzo iniziatico
 Sbariando su Google  alla ricerca di qualcosa di interessante da vedere nei  dintorni di Lisbona, mi ero imbattuta nelle foto di una costruzione assai strana, una specie di torre rovesciata: il pozzo iniziatico della Quinta della Regaleira. 
Prima reazione: stupore. 
Seconda reazione: incaponimento. Ci devo entrare dentro assolutamente. 
La quinta della Regaleira è uno dei “siti monumentali” che si trovano a  Sintra
Ignoravo l’esistenza di Sintra. 
A Lisbona  è la prima meta proposta dei tour operator per visite fuori città.
La Quinta de la Regaleria è fuori dal circuito del parco di Sintra: ha una gestione separata. 

Palacio Nacional




E’ l’unico sito, assieme al Palacio Nacional, raggiungibile a piedi senza sconocchiamento. 
Una scarpinatella piacevole, perché la vista  è allietata da bei panorami e da belle sculture moderne lungo la strada dalla stazione al centro della cittadina,
Da Sintra alla Quinta la strada, non troppo in salita,  prosegue fresca e alberata.






Una coppia di pazzi sfrenati, il ricchissimo Carvalho Monteiro - che comprò la tenuta nel 1893 - e l’architetto italiano Luigi Manini sono gli artefici della Quinta, così come si consegna agli occhi dei visitatori. 
(Il nucleo originario è molto più antico)

Quinta de la Regaleira
Massoneria, esoterismo, occultismo, riferimenti alla mitologia, alla letteratura – da Virgilio a Dante a de Camões a Milton - simbolismi di ogni genere intessono il disegno della tenuta. 
Nel parco vi sono  grotte e labirinti, tunnel, gruppi marmorei, fontane, statue, rocche e castelletti, scale e scalette, e il pozzo iniziatico, scavato nella roccia per oltre 27 metri, immagino da assai attoniti manovali.
Un’esperienza inquietante arrivare al fondo,  sia  che si giunga dai tunnel  che dalla scala  - una vera discesa agli inferi – nonostante i tanti visitatori che inevitabilmente - foto, chiacchiericci, foto, chiacchiericci, foto a murì,- allentano la tensione  e depotenziano l’ emozione. 

Il fascino dell’antro della Sibilla a Cuma è altra cosa, ma il mondo iniziatico creato da Monteiro ha pur sempre un secolo, e non è certo assimilabile ai magicword contemporanei, nonostante la sottile sensazione di artificiosità e di posticcio che ogni tanto mi pervade. 
Sperimentare la visita del parco doveva fare tutt’altro effetto agli ospiti di cento anni fa. 
Più di cinque ore a girare tra anfratti e salotti. 
E comunque ancora tempo avrei voluto, ancora tempo per osservare i particolari, per guardare da altre prospettive…

Mi chiedo come sia possibile visitare tutto il circuito di Sintra in un giorno solo (dalla Quinta si vedono piccoli piccoli  il palacio de Pena e il Castelo dos Mouros, arroccati sul cocuzzolo di due montagnelle). 
Bella esperienza. 
Gli altri palazzi e castelli di Sintra li riservo al prossimo viaggio in Portogallo;  non posso lasciare Lisbona senza vedere Belém.  

A Praça do Comercio nel tram 15 - meno fascinoso del 28, ma infinitamente più comodo, pure  con l'aria condizionata – ho un saggio sull'efficienza della polizia  portoghese.
Due poliziotti si guardano in giro.
Hanno gli auricolari. In un lampo bloccano cinque uomini, tutti pelati, tutti con gli occhiali, tutti con pantaloncini e maglietta bianca. Li mettono da un lato, chiedono documenti e frugano negli zaini. Poi la mi folla che ha riempito il tram mi  impedisce di vedere il prosieguo dell'azione.

Lisbona è una città sicura - mi aveva detto  Fernando. 
Fernando:  6 anni in Italia con un buon lavoro fino alla chiusura della ditta,  5 lingue parlate fluentemente,  ritornato a casa,   per vivere  fa il vu comprà di mattina nei pressi del castello di San Jorge e la sera procaccia clienti per i ristoranti del Barrio Alto, mentre sta per conseguire la licenza di guida turistica che ha svolto abusivamente prima di essere beccato e multato.
Grazie alla polizia turistica Lisbona è una città sicura: niente scippi e rapine, solo borseggi, furti di destrezza
Ne ho avuto prova. 
[Grande destrezza. Fernando alla fine mi ha venduto tre braccialetti] 

Il tram 15 ferma davanti al monastero dos Jerónimos. È molto più grande di quanto non sembri dalle foto viste in internet. C'è un ammasso di gente davanti:  un nugolo di formiche davanti ad un forrmicaio ostruito.
Decido di passare al ritorno, la torre di Belém dista parecchie centinaia di metri.
Strada secca e assolata. 
Molto assolata. 
Molto caldo, moltissimo.
Il monumento alle scoperte è in restauro. 
Solo nella parte superiore non ci sono impalcature.
Un blocco in ri- costruzione sotto il sole.

Dall'esterno la torre di Belem è bellissima. Si riflette ondulata nell'acqua in cui vorrei spjaccicarmi.  
Torre di Belém
Sul pontile che conduce alla torre c’è una fila lunga. 
Armata di santissima pacienza, mi metto in coda. 
[guardo i pescioni nuotare ad un centimetro dalla riva, e la regata di barche a vela che sfila sul fiume e penso a distese di iceberg per ingannare il caldo].
Un'ora di attesa sotto il sole bruciante prima di arrivare al botteghino. 
E’ fatta, penso. 
Sbaglio.

Ancora fila, biglietto alla mano,  nella prima terrazza della  fortezza. Mi sento quasi una deportata, una prigioniera.  
[Le maleparole escono incontrollate dalla mia bocca. Cerco ristoro infilando la capa tra i merli della fortezza, dove c’è un’anticchia di ombra.]
Mezz'ora ancora, poi finalmente si entra nella torre. 
All'ombra, ma ancora in  fila. 
Dieci minuti di attesa, poi sempre in fila (indiana stavolta)  si sale rapidi rapidi una scala a chiocciola di 96 gradini. 
In cima alla torre un’altra  terrazza; il panorama non è  un granchè.
La discesa: in fila.
Davanti alla porticina c'è un semaforo. E’ rosso. Appena scatta il verde, la fila indiana  scende la scala e termina la visita.
Due ore per cosa? 
Sarebbe stato molto meglio  trascorrerle in estatica contemplazione  dell’esterno della torre, coi piedi in ammollo, o sdraiata sull’erba sotto un ombroso albero, e immaginare assalti e battaglie…

 “Il viaggiatore sta per concludere questo suo giro per Lisbona. Ha visto molto, ha visto
quasi niente. Voleva vedere bene, forse ha visto male: è il rischio costante di qualunque viaggio.”*

Forse Lisbona si deve visitare in inverno, o in autunno, o in primavera.
Forse avevo aspettative troppo alte, forse immaginavo qualcosa di diverso. 
Forse ho soltanto visto male, come mi suggerisce Saramago, o forse Porto  mi ha fatto innamorare così tanto riempire troppo i miei occhi.
Porto è Portogallo. 
Lisbona è il Portogallo dei turisti.





mercoledì 17 agosto 2016

Viaggio in Portogallo: Lisbona [ 5 ]

Lisboa, la città di Pessoa. 
[La città dell’inquietudine e della suadade?]
Una città certamente frenetica. 
Cantieri, ristrutturazioni, gru, strade interrotte.
Lavori in corso mentre mappate di inglesi, francesi, italiani, tedeschi sciamano dovunque. 
[Gestire un massiccio flusso turistico probabilmente inaspettato è sicuramente un problema]
Nelle zone ad alto tasso di interesse turistico si sente parlare la babele di lingue e pochissimo  il portoghese. 
Aver preso un appartamento in un quartiere residenziale dove ci sono case popolari forse è una fortuna, ma anche no: nottate segnate non dal canto del fado ma da allucchi e maleparole. Rigorosamente in portoghese.


Non si può visitare Lisbona senza fare almeno un viaggio sul tram 28. E’ quello che faccio subito, da capolinea  a capolinea.  
Un occhio al cartello multilingue avvisante del pericolo di borseggio – borsa ben stretta, si rischia davvero  -, e ooohh alle semi strusciate lungo i muri dei palazzi dei vicoli stretti dell’Alfama, aaaahh ad ogni curva a recchia, uuuhh ad ogni auto parcheggiata di traverso sui binari che costringe il conducente a snervanti soste impreviste. 
(mai potrei fare il conducente di tram elettrico 28. Le macchine ferme sui binari le trascinerei via senza se e senza ma)

Poi la Baixa, il Chado
Folla smisurata nella Rua Augusta, folla nelle traverse ortogonali,  folla  nella Praça do Comércio - doveva fare un gran bell'effetto arrivare dal mare  e trovarsi di fronte la statua di re Giuseppe e l'arco e il lunghissimo boulevard . 
Si va verso l’elevador de Santa Justa, che voglio prendere assolutamente perché in teoria l’ascensore è un mezzo di trasporto come un altro ed è compreso nel costo del biglietto giornaliero per i trasporti pubblici. 
Primo tentativo. Una fila impressionante. Si gira la  la capa al cavallo.
Secondo tentativo idem.
Al terzo tentativo, ormai di sera, almeno non sotto il sole, mi  arrendo alla fila.
40 minuti per entrare nell’elevador,  6 secondi di salita per arrivare sul ballatoio di ferro che mette in comunicazione la Baixa con il largo do Carmo, dove c’è la chiesa “scheletro”

A Lisbona non sono mai piaciute le rovine. O le ripara con pietre nuove o le rade al suolo per costruire edifici che rendano. Il Convento do Carmo è un’eccezione. La chiesa è ancora, essenzialmente, come l’ha lasciata il terremoto. Di tanto in tanto si è parlato di restaurarla e ricostruirla. La regina Maria I fu quella che si spinse più avanti nel restauro, ma, o per mancanza di denaro o per infiacchimento della volontà, le aggiunte si ridussero a poco. Meglio così.” *

Un dislivello di sette  piani circa, a farlo a piedi   con calma si impiega molto ma molto meno tempo.
I lisbonesi non prenderanno mai l’elevador de Santa Justa per necessità: non è più un mezzo di trasporto. 
( Viaggiare anche solo per la decima volta sul tram 28 sminuisce  notevolmente il suo fascino)

Il viaggiatore, nelle sue vaghe riflessioni, considera che la ricostruzione pombalina fu un violento taglio culturale da cui la città non si è ripresa e che dimostra continuità nella confusa architettura che, a ondate disordinate, si è diffusa nello spazio urbano.”*

E’ dai miradouri, dalle terrazze panoramiche,  che la considerazione di Saramago assume una valenza definitiva. 
Dal Miradouro di Nostra Senhora Do Monte, uno dei più alti punti della città (più  del Castelo de Sao Jorge, altro scheletro)  si può osservare il tramonto sulla cittá comodamente seduti sulle panchine,  ignorando le frotte di turisti che si ammassano alle ringhiere, turisti giunti in gran parte  con le auto elettriche aperte che in tripla e quarta fila sono parcheggiate ai margini della terrazza. 
Le gru e certi brutti  palazzi moderni rovinano un  pò lo skyliner.

Dalla terrazza del Panteão Nacional si gode un altro panorama. 
Molto più esteso, fino al ponte XXV Aprile ed al Cristo Rei. 
Nato come  chiesa, la chiesa di Sant’ Engracia,   250 anni di lavori per  terminare la costruzione, ora il Panteão Nacional è il tempio dei grandi portoghesi di tutti i tempi. 
Accoglie le tombe degli eccellenti: da quella  di Vasco de Gama a  presidenti, generali, filosofi, scrittori  (no, Pessoa non c'è. E neanche Saramago).
Alla tomba di Amalia Rodriguez, attrice e cantante di fado,  la cui voce registrata accompagna i visitatori dall’ingresso alle scale, si rende omaggio con mazzi di fiori. 
Premura che è riservata solo a lei e al  calciatore  Eusébio da Silva Ferreira (!!!).
Le tombe sono al piano terreno. Ai piani superiori ci sono il centro di documentazione e mostre temporanee. 
Adesso c’è una mostra fotografica:  luoghi abbandonati o destinati all'abbandono o alla ri-conversione. 
Luoghi morituri fissati in foto bellissime.

Come  è umano, tanto umano, il Panteão Nacional.
Niente folle oceaniche di turisti. 
Ressa invece sulla banchina di Santa Apolònia per i giganti a vela del mare convenuti a Lisbona per “The tall ships race”.
C’è anche la nave scuola “Amerigo Vespucci”. 
Si potrebbe anche salire a bordo, come su altri velieri aperti alla curiosità dei visitatori, ma non ho fatto la fila quando era all’àncora al porto di Napoli, non la farò di certo a Lisbona. 
[Se fossi una cadetta preferirei avere la divisa uguale a quella maschile, pantaloni e scarpe basse piuttosto che gonna e scarpa con tacchetto] 

Il viaggiatore è andato al Bairro Alto. Chi non ha altro da fare alimenta le rivalità popolari fra questo quartiere, il Bairro Alto appunto, e Alfama. È tempo perso. Sia pur peccando di quell’esagerazione che sempre contengono le affermazioni perentorie, il viaggiatore dirà che sono due quartieri radicalmente differenti. Non è il caso di suggerire che sia migliore questo o quello, supponendo che si finirebbe per dedurne che cosa significa essere migliore in paragoni del genere: fatto sta che Alfama e il Bairro Alto sono agli antipodi, nell’aspetto, nel linguaggio, nel modo di camminare per la strada o di stare affacciati alla finestra, in una certa alterigia presente in Alfama e che il Bairro Alto ha scambiato per sfrontatezza. Con mille scuse per chi ci vive ed è tutt’altro che sfrontato.”*



Alfama, di giorno.  Vicoli strettissimi e tra porticine e finestrelle suggestivi scorci  che rivelano il  fiume. Odore di sardinhsa assadas, sardine di stoffa colorata appese tra i palazzi. Voci di bambini che giocano. 
Sant’Antonio sul trono decorato, vestigia della devozione popolare che a giugno infiamma il quartiere.


Bairro Alto, di sera. Un disegno ortogonale di straduzze piene di localini, di gggiovani, di procacciatori di clienti che abbordano per offrire fado e baccalau.  
Movimento, musica, odore di cibo.
(ah, il fado. Impagabile l’esecuzione spontanea tra tre abituè di una tasca nel quartiere popolare dove è l’appartamento)
Per capire  se Bairro Alto e Alfama sono ancora agli antipodi dovrei  fare  l’inverso, Alfama di notte e Bairro Alto di giorno. 
In 35 anni – il Viaggio in Portogallo di Saramago è stato pubblicato nel 1981 –  molte differenze si riducono.