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lunedì 17 agosto 2015

Pa(e)(s)saggi in Europa. Cinque (b): Cracovia, Miniere di sale di Wieliczka

Da Auschwitz/ Oświęcim, dopo aver cambiato qualche euro  per poter fare la pipì, che nelle toilette che si trovano nell’aera del sito si può entrare solo previo pagamento in zloty –  naturalmente vi è anche l’ufficio di cambio -  partiamo verso Cracovia, che dista circa 80 km. 

Cracovia, pur essendo una delle più antiche città della Polonia,  è una città giovane.
(indistintamente giovane: alla sera calano anche certi truzzoni, nel centro. 
I tamarri si riconoscono a qualunque latitudine)

Il centro storico, che si estende in una sorta di ovale ideale dalla fortezza del  Barbacane  fino alla collina del Wawel, dove c’è il borgo del Castello, è delizioso. 
Nessuna folla magmatica di turisti: è un passeggio rilassato, solo i piccioni sono  invadenti.
(così tanti piccioni li ho visti solo a Venezia).
La piazza Rynek Glowny, enorme, una vera piazza d’armi, è “tagliata” dal fondaco dei tessuti, un edificio rinascimentale che doveva essere una vera meraviglia quando era mercato dei tessuti: adesso è il luogo della goduria souveniristica.
(ma è pur sempre bellissimo) 
Sui lati della piazza c’è una fila di carrozzelle trainate da cavalli impernacchiati di rosso, guidate nella stragrande maggioranza da belle figghiole (proprio belle) in costume:  mi meraviglio di come non ci siano né puzza né tracce di cacatone. 

Un promoter di tour  turistici – molto meno invasivi che a Praga -   ci individua attraverso le scarpe. 
“Sxxxxxx? Italiani!”
(meno male che parliamo poco)
Decliniamo l'invito per il tour ma accettiamo il consiglio per un buon ristorante dove si mangi qualcosa di veramente tipico.
Ci indica approssimativamente un locale "alle spalle della piazza del mercato, con i fiori nell'insegna dove fanno 25 tipi di pierogi, e solo pierogi."
Trovarlo è un’impresa. 
La piazza del mercato è enorme e anche le sue spalle sono enormi. 
E poi, tanto per,  gli italiani esagerano sempre. 
Sono 10 i tipi di pierogi, non 25.  Di cui due dolci.
Un locale caratteristico assai, sia per gli arredi, sia per le modalità di servizio. 
Self service. 
Ci vogliono un pò di tempo e  attenta osservazione verso gli avventori – polacchi soprattutto - per capire che una volta preso il tavolo, bisogna alzarsi,  ordinare,  pagare, portarsi le bevande e le posate al tavolo  e aspettare che chiamino il proprio numero.
Pronti i piatti, li si va a ritirare. 
Dopo, si portano direttamente allo sportello della cucina, oltre il corridoio. 
Un vero self service.
Non capisco in cosa siano cotti i pierogi. Forse in un brodo di cipolla. 
E se l’aspetto vagamente ricorda i ravioli, il sapore innesca un immediato moto di nostalgia. 
(marò, i ravioli al ragù!)
Per digerire lo gnommero dei pierogi, urge una solerte camminata fino alla collina del Wawel, dove ci sono il castello Reale e la Cattedrale (e altro, che il “castello” è un complesso di edifici, come a Praga)


Della leggenda del drago sputa fuoco sconfitto e costretto a bere tutta l'acqua della Vistola, che adesso in fissità bronzea sputacchia fuoco a uso e consumo dei turisti, sapevo.
Ma della tana del drago no.
Vedo un caseruoppolo sul  belvedere appena sotto il castello.
Penso ad una scorciatoia, ad  un ascensore a pagamento per ridiscendere velocemente  la muntagnella e trovarsi ai  suoi piedi senza colpo ferire. 
Non ascensore, ma scala a chiocciola. 
 [ecchecazz, si paga  per  scendere con la pedicolare?? ]
Entro, dopo aver fatto il biglietto, e  impegnando la scala a chiocciola,  mi rendo conto della sua spropositata lunghezza - ma addo s'arriva? In culo a Lucifero? - con relativo ruotamento di capa, e   realizzo che non è una scorciatoia. 
Non certo la tana di un drago, ma una grotta freschissima  che alle spalle della statua del  drago sbuca.  
Forse qualche povero diavolo - mò ci vuole - finì al fresco i suoi giorni qua - nel vero senso della parola.
Niente di imperdibile, se non per il refrigerio dalla calura, e per l’idea che si è sotto il livello del fiume, che giustifica l’acqua sulle pareti e le gocciole e le pozzanghere.
Però  manco la sputazzata di fuoco del drago riesco a vedere , nella luce abbagliante,  solo qualche scintillina. 


Le Miniere  di sale di Wieliczka sono il must delle escursioni nei dintorni di  Cracovia. 
Pochi chilometri, una visita quasi obbligata. 
Il sale e la ricchezza sono accomunati dallo stesso gesto,  due dita che si strofinano, cambia solo il verso.
La miniera di sale era la ricchezza del passato. 
I turisti sono la ricchezza del presente.
I turisti sono il sale della  miniera di sale.

Un'infinità di scale.
Molti metri sottoterra. Molti molti. Il pensiero stravolge.
Mai però si avverte sensazione di claustrofobia, a meno di non voler pensare costantemente che la superficie è  oltre 100 metri sopra la propria testa. 
La miniera conserva i segni del lavoro e della religiosità. 
I segni del lavoro sono ricostruzioni scenografiche (fanno un po’ Gardaland) e attrezzature e strumenti. 
I segni della religiosità sono  bassorilievi, statue, l’intera chiesa sotterranea, tutto ricavato dalla stessa pietra nella quale si scava il salgemma. Alcune consumate dal tempo, altre conservate meglio.
In una cava vicino al bar stanno allestendo dei tavoli per un matrimonio. 
Sposarsi nella miniera, a 120 metri di profondità;  un matrimonio sotto sale si conserva forse meglio? 
Certamente la miniera è una macchina per produrre ricchezza, bel oliata e molto ben organizzata – millanta attività, non solo matrimoni, anche corsi di cucina, pernottamenti benessere, oltre a una vasta gamma di "percorsi": una vera “attrazione” turistica. 
Però ne esco in parte soddisfatta.
(non avevo mai visto la vena di salgemma dentro la roccia, già solo questo)
Destino, fato, ciorta:  gran parte dell’entusiasmo è comunque  merito della competenza e della simpatia della guida, che oltre a spiegare con gran dovizia di particolari, con sagacia e ironia, risponde a tutte le domande e le curiosità.  
(mi poteva capità una così ad Auschwitz!)
Il percorso turistico si interrompe ben lontano dall'uscita, in un grappolo di cave rispettivamente adibite a shop ( ve ne è uno anche a metà percorso), a ristorante self service, a sala proiezione multimediale. 
La nostra guida parlante italiano prima di lasciarci ci comunica che per uscire bisogna, in gruppone multilingue, raggiungere l'ascensore. 
Ce ne sono due.
Uno porta vicino all'ingresso della miniera, uno in paese, più lontano, dove un’altra guida condurrà il gruppo fino al sito. 
Impossibile scegliere.
Dal momento della presa in carica del gruppo misto di 40 persone,  un tizio parlante esclusivamente polacco, a passo rapido rapidissimo ( e meno male che si sta freschi) ci conduce verso l'ascensore. 
Un percorso lunghissimo.
Ogni tanto il tizio si ferma e "zwjkaskzwakkwzz!!" dice qualcosa che mi fa pensare ad un ordine, ad un comando:  una comunicazione vitale di cui non capisco un cazz. 
(E sarò morta.)
Poi finalmente si arriva all'ascensore, nel quale siamo stipati all'inverosimile. 
(Ora si blocca e mi mancherà l’aria.  
E sarò morta.)
Ovviamente quale ascensore ci riserva il destino? Quello in paese, of course. 
Si cammina veloce dietro la guida superficie, passando repente dai 15 gradi di sottoterra ai 33 dell’esterno.
Da questa seconda parte della visita ne esco molto meno soddisfatta.

Cracovia Museo dell'ingegneria



Forse sarebbe stato meglio visitare il Museo dell’ingegneria, le cui mura perimetrali e il cui cortile, nel bel mezzo di Kazimierz, mi hanno intrippato parecchio.



(ma che è? La facciata della fabbrica di Schlinder e della Stazione ferroviaria che ci fanno piazzate qua dentro? Ma che è ‘sto posto??)
Era chiuso, il posto. 
Non ho potuto che dare una sbirciatina attraverso i cancelli chiusi. 



Kazimierz è il quartiere ebraico di Cracovia. 
Di ebraico resta poco. 
Qualche sinagoga, qualche iscrizione, e molti ristoranti  poco ebraici se non  per i musicisti che suonano melodie yiddish davanti ad un candelabro a sette braccia tra i tavoli, nella piazza prospiciente la Vecchia Sinagoga.
E nonostante gli occhi sguarrati a trattamento Ludovico, non sono riuscita ad individuare neanche uno degli edifici o delle strade dove è stato girato Schindler's List. 
Per il resto il quartiere è molto hipster, pieno di  localini alternativi e localini “aperti” alternativi, come questo. 



Già si riparte, purtroppo.  



Mannaggia,  non ho avuto neanche il tempo di scoprire la funzione di certi orpelli metallici che si trovano alla base di porte e portoni,  di cui i più significativi, per dimensioni, si trovano proprio sotto l'arco, uno per lato, della porta Floriana. 
Ma comm'è che nessuno li nota??



Da Cracovia – bella bella Cracovia - di nuovo in Austria.


Le tappe precedenti.
Uno: Lazise, lago di Garda
Due: Tirolo e Baviera
Tre: Salisburgo e dintorni
Quattro: Cesky Krumlov e Praga
Cinque: Auschwitz