Prima nota: all’ombra del cupolone.
Certo, a mezzogiorno di ombra il cupolone ne fa davvero poca. Anzi, non ne fa affatto.
E in una giornata afosissima di agosto, il calore e i raggi solari martellanti poco predispongono a fare la superfila per entrare in una delle proprietà dello Stato del Vaticano, San Pietro con annesso scalone.
Ricordavo il grande tempio come uno spazio aperto, aperto quanto la piazza.
Una chiesa aperta, come tutte le altre chiese del mondo.

Adesso la basilica è transennata.
Per visitare San Pietro ci si incolonna come pecore nel recinto (il buon pastore e le pecore, marò), un recinto lunghissimo che segue una ben precisa direzione di marcia: lungo il colonnato del Bernini, da destra comincia la fila, poi ci si immette nel corridoio di transenne, e si procede lentissimamente fino ad arrivare ai metal detector, alla fine del colonnato.
Naturalmente, superati i controlli, si continua il percorso nel recinto.
Le transenne che separano la piazza dal sacro suolo, tengono a debita distanza i purificati dal metal detector dal resto del mondo.
Chiossape qualche infiltrato esterno, allungando una mano, potrebbe passare a chi è all’inteno un Kalašnikov o una bomba a mano.
(non pazziamo proprio, in ballo ci stanno extraterritorialità e sicurezza.)
Le transenne conducono al centro dello scalone, su fino alla soglia della basilica.
Si ritorna docili, sempre in fila indiana lungo il lato sinistro, alla ecumenica piazza.
Vabbuò, l’interno della chiesa me lo ripasso su internet.
Però se fossi credente, e volessi entrare nella chiesa per fare preghierina, quante indulgenze mi varrebbe un simile sperpetuo?
Seconda nota: dis- suadère.
Di come una città si debba piegare ai privilegi di una casta, un esempio marginale quanto illuminante sono i dissuasori elettronici che limitano l’accesso alle strade che portano ai palazzi del potere.
Non ne avevo mai visti in funzione.
Ora la mia gravissima lacuna è stata colmata.Ho visto i paletti sprofondare, e aprire il varco per lasciar passare una macchina blu.
Dissuasori atti a dissuadere dal passaggio tranne, per quanto riguarda la mobilità a motore, i soliti noti e ignoti.
Da soli i dissuasori non bastano, ovviamente.
Occorrono anche un cabinotto e tre vigili piantati a controllo.
(Mi sa che anche io contribuisco alla spesa, e che cazz. Ma c’è di mezzo la sicurezza, non pazziamo proprio.)
Terza nota: il losco figuro di Castel Sant’Angelo
Castel Sant’Angelo è una meraviglia.
Il castello multistrato (ah, Adriano imperatore, potessi tu sapere!) offre una meravigliosa veduta di Roma a 360°, ospita mostre e vari piccoli allestimenti espositivi, ed ha alcune stanze interamente affrescate.
Nella Sala Paolina vi è un trompe l'œil che m’ha fatto una strana impressione.
Dissonante, ecco.
Possibile mai che sia stato aggiunto in un altro tempo e da altre mani?
Naturalmente, da perfetta turista mordi e fuggi non mi ero documentata in precedenza e manco l’audioguida all'ingresso del complesso ho affittato, sicchè tutta la visita l’ho fatta alla sanfrasòn.
Ma l’immagine di quel figuro con abito nero che fa capolino dalla porta ha continuato a fare capolino in testa e tornata a casa – non è mai troppo tardi – , mi sono messa alla ricerca di chi cosa come quando perchè.
Mano posteriore, quella di Guido Reni?
O stessa mano degli altri affreschi, Bonaccorsi Pietro di Giovanni, detto Perin del Vaga?
E se fosse il segretario di papa Paolo III, e non un personaggio bizzarro e stravagante, perchè cotanto onore, insieme ad Adriano e alle figure mitologiche?
Ci vorrebbe la consulenza di un esperto (oh, Grazia, di grazia!)
Da un lato ormai son sicura (sicura?) che non è il lavoro di un writer, dall’altro la convinzione dell’ inaffidabilità del web - il mare orizzontale delle incertezze -, si è arricchita di un altro mattoncino.